
Quello che è successo a L’Aquila lo scorso 6 aprile, ci ha sconvolto tutti.
Ognuno di noi, chi più, chi meno, si è sentito colpito, come italiano, per il disastro che stava avvenendo in Abruzzo. Le dimostrazioni di solidarietà da parte della popolazione sono state incredibili, in pochissimi giorni migliaia di volontari erano lì, in mezzo ai ragazzi della Protezione Civile a scavare tra le macerie, per soccorrere e portare aiuti.
Una mobilitazione incredibile, che ha coinvolto l’intero Paese. Sono stati organizzati concerti, raccolte di fondi, maratone televisive… tutto pur di portare un po’ di sollievo a una terra colpita così duramente. Una mobilitazione che da italiani non può che farci onore.
Persino il tanto contestato Presidente del Consiglio, in merito a questa vicenda si è sempre mostrato più che sensibile: visite mensili a L’Aquila e a Onna, una presenza costante al fianco di Bertolaso, il trasloco del G8 proprio nel capoluogo abruzzese… insomma, persino LUI sembrava essersi rimboccato seriamente le maniche affinché i riflettori non si spegnessero mai su questa tormentata regione, almeno finché la maggioranza delle persone non avesse d nuovo, finalmente un tetto stabile sopra la testa. Bisogna inoltre rendere merito alla macchina organizzativa messa in piedi proprio dal Cav, che finora è stata di un’efficenza rara: le prime case antisismiche sono state consegnate a tempo di record e a pare che a breve ne seguiranno anche altre.
Tutto bello, tutto a posto?
Non proprio. Perché se effettivamente i rflettori hanno proiettato un’intensa luce su questa vicenda, è necessario fare i conti anche con le ombre che quest’ultima inevitabilmente genera. La sensazione che tutta quest’operazione sia stata un enorme spot elettorale è forte, c’è poco da fare. Nonostante i passi avanti nella ricostruzione che sono stati fatti negli ultimi mesi, risulta quasi palese quanto al Premier piaccia recitare il ruolo dell’eroe, del Cavaliere che arriva e salva la città in pericolo. Eppure va bene, dai, uno è disposto anche ad accettare che lui si pavoneggi con i suoi amici del G8 purché in definitiva queste case si facciano. Purché l’Abruzzo riparta, seriamente. Il mio pensiero su questa vicenda, almeno fino all’altra sera era stato questo, grossomodo.
Finché due sere fa non è andata in onda la famosa puntata di Porta a Porta di cui si è parlato tanto nei giorni scorsi (cercando così di creare un notevole hipe intorno all’evento, quasi si trattasse della finale di Champions). Per via della presunta soppressione degli altri programmi, della questione legata alla libertà di stampa e di tutto il resto.
Ebbene, quella sera, a mio modo di vedere, è stato passato veramente il confine.
Tra decenza e volgarità.
Quella che doveva essere una giornata storica, la consegna delle prime case ai terremotati, è stata fatta diventare una sorta di show del sabato sera. La spettacolarizzazione forzata di un evento che avrebbe meritato più rispetto, soprattutto per le migliaia di famiglie che dovranno aspettare ancora mesi per avere una casa, è stata davvero di cattivo gusto. Sarebbe bastata una breve conferenza stampa da parte del Premier, con il simbolico gesto della consegna delle chiavi alla prima famiglia. Stop. Applausi. Invece, come al solito, Berlusconi si è fatto prendere dall’ingordigia.
Ha preteso la prima serata di Rai Uno, ha chiesto che gli venisse cucita addosso una trasmissione che lo portasse in trionfo, probabilmente convinto che tutte le polemiche dei giorni passati venissero spazzate via con un colpo solo… il piano perfetto, insomma. Ma qualcosa non ha funzionato, per una volta la tv stessa gli si è rivoltata contro. Non mi riferisco agli ascolti deludenti, ma alla figura patetica che ha fatto davanti a tutto il Paese. È inciampato su sé stesso, tanta era la voglia di farsi notare, sembrava quasi un bambino che mostrava un disegno alla madre ripetendo all’infinito “questo l’ho fatto io!”.
Neanche la Rai ne esce bene, dimostrando ancora volta di essere sempre e comunque al servizio del Governo di turno. La televisione di Stato queste cose le ha sempre fatte, non scordiamocelo. Ho tuttavia apprezzato la sottile ironia di Rai Tre, che indispettita dallo slittamento di Ballarò ha proposto il film La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler in contemporanea con Porta a Porta. Conoscendo il retaggio della terza rete, non credo sia stata una programmazione casuale…
E mentre escono i dati d’ascolto, che certificano la pessima performance di Porta a Porta, l’opposizione gongola. Dichiarazioni quasi di festa, il nemico è sconfitto, è battuto, gli italiani hanno aperto gli occhi. Proclami altisonanti sempre riguardanti la libertà di stampa, secondo loro oppressa da LUI, facendo così nascere nuove polemiche, nuove storie, su cui costruire ospitate televisive in cui si parla del nulla, magari urlandolo anche.
Come bambini che litigano nel cortile dell’asilo.
Solo che al posto dei giocattoli c’è di mezzo un Paese, che ormai è sempre più allo sbando.
In attesa della nuova puntata, per stasera lo show è finito.
Le luci si spengono e il buio ritorna.
Sull’Abruzzo, sull’Italia.