Archivio per la categoria ‘Riflessioni davanti a una birra’

Hey, Teacher, leave those kids alone!

9 Novembre 2009

caduta muro di berlino

…all in all you’re just another brick in the wall.

Berlino, 9 novebre 1989.
Vent’anni fa, oggi, si faceva la storia. Si abbatteva l’odio, si riuniva un popolo, una Nazione.
Il mondo, dopo quel giorno, cambiò veramente: la riunificazione della Germania, la crisi del comunismo, la fine della Guerra fredda… partì tutto da lì. Da quel 9 novembre 1989, giorno in cui cadde il muro di Berlino.

Un evento incredibile, che la Taverna vuole ricordare anche attraverso la canzone simbolo di quel periodo:


Per non dimenticare.
Oggi siamo tutti berlinesi.

Academy Awards

11 Ottobre 2009

Barack Obama

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al Presidente americano Barack Obama non può che lasciare di stucco. Con questo riconoscimento, è stato probabilmente toccato uno dei momenti più bassi nella storia di questa prestigiosa onoreficenza, in cui si vedono premiate più le parole (tante) che i fatti (pochi).
Potremmo definirla una fantastica vittoria del marketing, della carismatica oratoria di un abile politico… ma certamente non della pace.

Probabilmente alla commissione preposta ad assegnare quello che dovrebbe essere l’encomio supremo a una persona, sono sfuggite alcune cose. Ma non fa niente, noi le cose ce le appuntiamo tutte e quando serve siamo lieti di riportarle. Dal suo insediamento sono passati nove mesi. In questo lasso di tempo, Obama ha ritirato i soldati dall’Iraq (la “guerra sbagliata”) per dirottarli in Afghanistan (la “guerra giusta”), luogo in cui nell’ultimo anno ha raddoppiato le truppe impiegate nel conflitto, passando da 32.000 a 68.000 soldati americani, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 100.000 unità.  Sempre l’Afghanistan è protagonista di bombardamenti quotidiani da parte degli Stati Uniti, che continuano a fare strage di civili. Attenzione, non stiamo parlando dell’amministrazione Bush, sia chiaro.

Dal giorno dell’insediamento, inoltre, Obama ha ordinato 70 raid missilistici contro il Pakistan. Attualmente i conflitti nel mondo che vedono impiegate le forse militari statunitensi sono tanti, in alcuni casi troppi. Ovviamente si può essere d’accordo o meno con determinate decisioni di politica estera ed è chiaro che se si continuano determinati conflitti dei motivi ci saranno pure… ma per cortesia, almeno non prendiamoci in giro.

Il Premio Nobel per la Pace, dato a Obama non ha veramente senso, almeno in questo momento. È un insulto a chi ogni giorno, da anni, lavora seriamente per la pace e la diplomazia. Magari rischiando anche la vita. Seppur riconoscendo al Presidente degli Stati Uniti importanti meriti in altri campi, come nel caso della ricerca sulle cellule staminali o la proposta di riforma della sanità in America, non possiamo proprio dire che abbia lavorato per la pace finora, anzi. Magari lo farà in futuro, ovviamente lo speriamo tutti.

Francamente non so cosa sia frullato nella testa della commissione, di certo questo Nobel non semplificherà affatto la vita politica di Obama da ora in poi, anzi. Le già enormi aspettative che il mondo riponeva in lui si sono improvvisamente centuplicate, ora ogni minimo passo falso sarà passato ancor di più ai raggi X. Ora più che mai, gli occhi del mondo sono rivolti verso di lui, in attesa di una sua mossa.
E non di un altro discorso.

Il vecchio e il nuovo

19 Settembre 2009

Pugno di Bush in guanto di Obama
di Christian Rocca – 17 settembre 2009

Barack Obama

Sì, la retorica è cambiata. Certo, i toni sono diversi. E, inoltre, la voce vellutata del nuovo presidente suscita emozioni forti e speranze di cambiamento sconosciute prima d’ora. Ma, riconosciuto tutto questo, che non è poco, la politica di sicurezza nazionale di Barack Obama è identica a quella elaborata da George W. Bush dopo l’11 settembre 2001. Non lo dice solo Osama bin Laden, o chi per lui, ma ogni singolo atto ufficiale della Casa Bianca al netto delle parole suadenti di super O. e del pensiero unico del giornalista collettivo. Obama è abilissimo a dipingersi come il leader che cancella il bushismo e capace di proporre politiche di netta cesura col passato, una per una poi plasticamente disattese. La Casa Bianca non parla più di guerra al terrorismo e non fa esplicito riferimento al jihadismo islamico. Ma oltre alle parole, ci sono i fatti. Negli ultimi due giorni, Obama ha compiuto due passi ufficiali che hanno spinto i più attenti paladini dei diritti civili e un paio di testate giornalistiche il cui obamismo è assoluto e militante, come la New York Review of Books e il magazine Slate, a decretare che sui temi della sicurezza nazionale non c’è alcuna differenza tra il presidente numero 43 e il numero 44.
Obama ha chiesto al Congresso di estendere tre dei punti più controversi del famigerato Patriot Act varato all’indomani dell’11 settembre e diventato nella mitologia progressista mondiale, grazie anche al film di Michael Moore, l’emblema della barbarie del diritto commessa da Bush. Ancora più clamorosa è la presa di posizione contro la decisione di un giudice federale, peraltro nominato da Bush, che qualche mese fa aveva esteso l’habeas corpus, cioè il diritto a essere sottoposti a un processo, anche ai prigionieri di Bagram, la base militare in Afghanistan che da anni svolge la funzione negata a Guantanamo dai riflettori dell’opinione pubblica mondiale. La Casa Bianca si è opposta alla decisione della Corte, spiegando dottamente che i detenuti di Bagram, a causa del loro status di nemici combattenti, non hanno alcun diritto di appellarsi a un giudice federale. “Sounds familiar”, dicono gli americani. Tanto più che il carcere di Guantanamo è ancora aperto e quello di Bagram più attivo che mai. I detenuti continueranno a essere processati dai tribunali militari speciali o non riceveranno alcuna garanzia giuridica. Dall’Iraq non s’è ritirato nessuno, e quando i soldati se ne andranno lo faranno secondo un calendario deciso da Bush e dal governo iracheno. In Afghanistan c’è già stata una prima escalation militare e a giorni se ne annuncia un’altra. Obama, inoltre, ha esteso il fronte della guerra al terrorismo ad altri paesi, bombardando 38 volte il territorio pachistano, provocando centinaia e centinaia di vittime, e una volta quello somalo. Alla stagione del dialogo con l’Iran – il vero punto di svolta rispetto al primo Bush, non all’ultimo – non crede più nessuno né dentro l’Amministrazione né tra i suoi sostenitori (per ultimi il New York Times e Joe Klein di Time).

Davvero complimenti a Rocca. Se seguite questo blog da qualche tempo, saprete che difficilmente riporto articoli apparsi in altre sedi… ma in questo caso, non mi sono potuto esimere, gli spunti di riflessione sono davvero molti.
Alla tua, Christian.

Luci e ombre

17 Settembre 2009

 silvio-berlusconi-vespa
Quello che è successo a L’Aquila lo scorso 6 aprile, ci ha sconvolto tutti.
Ognuno di noi, chi più, chi meno, si è sentito colpito, come italiano, per il disastro che stava avvenendo in Abruzzo. Le dimostrazioni di solidarietà da parte della popolazione sono state incredibili, in pochissimi giorni migliaia di volontari erano lì, in mezzo ai ragazzi della Protezione Civile a scavare tra le macerie, per soccorrere e portare aiuti.

Una mobilitazione incredibile, che ha coinvolto l’intero Paese. Sono stati organizzati concerti, raccolte di fondi, maratone televisive… tutto pur di portare un po’ di sollievo a una terra colpita così duramente. Una mobilitazione che da italiani non può che farci onore.

Persino il tanto contestato Presidente del Consiglio, in merito a questa vicenda si è sempre mostrato più che sensibile: visite mensili a L’Aquila e a Onna, una presenza costante al fianco di Bertolaso, il trasloco del G8 proprio nel capoluogo abruzzese… insomma, persino LUI sembrava essersi rimboccato seriamente le maniche affinché i riflettori non si spegnessero mai su questa tormentata regione, almeno finché la maggioranza delle persone non avesse d nuovo, finalmente un tetto stabile sopra la testa. Bisogna inoltre rendere merito alla macchina organizzativa messa in piedi proprio dal Cav, che finora è stata di un’efficenza rara: le prime case antisismiche sono state consegnate a tempo di record e a pare che a breve ne seguiranno anche altre.

Tutto bello, tutto a posto?
Non proprio. Perché se effettivamente i rflettori hanno proiettato un’intensa luce su questa vicenda, è necessario fare i conti anche con le ombre che quest’ultima inevitabilmente genera. La sensazione che tutta quest’operazione sia stata un enorme spot elettorale è forte, c’è poco da fare. Nonostante i passi avanti nella ricostruzione che sono stati fatti negli ultimi mesi, risulta quasi palese quanto al Premier piaccia recitare il ruolo dell’eroe, del Cavaliere che arriva e salva la città in pericolo. Eppure va bene, dai, uno è disposto anche ad accettare che lui si pavoneggi con i suoi amici del G8 purché in definitiva queste case si facciano. Purché l’Abruzzo riparta, seriamente. Il mio pensiero su questa vicenda, almeno fino all’altra sera era stato questo, grossomodo.

Finché due sere fa non è andata in onda la famosa puntata di Porta a Porta di cui si è parlato tanto nei giorni scorsi (cercando così di creare un notevole hipe intorno all’evento, quasi si trattasse della finale di Champions). Per via della presunta soppressione degli altri programmi, della questione legata alla libertà di stampa e di tutto il resto.
Ebbene, quella sera, a mio modo di vedere, è stato passato veramente il confine.
Tra decenza e volgarità.
Quella che doveva essere una giornata storica, la consegna delle prime case ai terremotati, è stata fatta diventare una sorta di show del sabato sera. La spettacolarizzazione forzata di un evento che avrebbe meritato più rispetto, soprattutto per le migliaia di famiglie che dovranno aspettare ancora mesi per avere una casa, è stata davvero di cattivo gusto. Sarebbe bastata una breve conferenza stampa da parte del Premier, con il simbolico gesto della consegna delle chiavi alla prima famiglia. Stop. Applausi. Invece, come al solito, Berlusconi si è fatto prendere dall’ingordigia.

Ha preteso la prima serata di Rai Uno, ha chiesto che gli venisse cucita addosso una trasmissione che lo portasse in trionfo, probabilmente convinto che tutte le polemiche dei giorni passati venissero spazzate via con un colpo solo… il piano perfetto, insomma. Ma qualcosa non ha funzionato, per una volta la tv stessa gli si è rivoltata contro. Non mi riferisco agli ascolti deludenti, ma alla figura patetica che ha fatto davanti a tutto il Paese. È inciampato su sé stesso, tanta era la voglia di farsi notare, sembrava quasi un bambino che mostrava un disegno alla madre ripetendo all’infinito “questo l’ho fatto io!”.
Neanche la Rai ne esce bene, dimostrando ancora volta di essere sempre e comunque al servizio del Governo di turno. La televisione di Stato queste cose le ha sempre fatte, non scordiamocelo. Ho tuttavia apprezzato la sottile ironia di Rai Tre, che indispettita dallo slittamento di Ballarò ha proposto il film La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler in contemporanea con Porta a Porta. Conoscendo il retaggio della terza rete, non credo sia stata una programmazione casuale…

E mentre escono i dati d’ascolto, che certificano la pessima performance di Porta a Porta, l’opposizione gongola. Dichiarazioni quasi di festa, il nemico è sconfitto, è battuto, gli italiani hanno aperto gli occhi. Proclami altisonanti sempre riguardanti la libertà di stampa, secondo loro oppressa da LUI, facendo così nascere nuove polemiche, nuove storie, su cui costruire ospitate televisive in cui si parla del nulla, magari urlandolo anche. 
Come bambini che litigano nel cortile dell’asilo.
Solo che al posto dei giocattoli c’è di mezzo un Paese, che ormai è sempre più allo sbando.

In attesa della nuova puntata, per stasera lo show è finito.
Le luci si spengono e il buio ritorna.
Sull’Abruzzo, sull’Italia.

11/9

11 Settembre 2009

9-11

We will never forget.

Ragni, topi e paperi

1 Settembre 2009

Marvel e Disney, nuova alleanzaLa notizia è di quelle che non ti aspetti, un fulmine a ciel sereno che provoca un rumore talmente forte che è impossibile non accorgersi dell’evento.
La Walt Disney Company acquista Marvel Entertainment per l’incredibile cifra di 4 miliardi di dollari. Questo vuol dire che una volta finalizzato l’acquisto, la casa di Topolino diventerà proprietaria di marchi storici come Spider-Man, X-Men, Hulk e tanti altri ancora. Un’operazione (che tuttavia deve ancora ricevere l’ok dall’antitrust) che ha letteralmente stupito il mondo e che apre la porta a una serie incredibile di opportunità che ora sembrerebbero spalancarsi per i personaggi creati da Stan Lee.

Nessuna azienda al mondo è paragonabile alla Disney in quanto a produzioni per l’intrattenimento infantile. Recentemente, è anche riuscita a “varcare” leggermente questa soglia, arrivando sino all’età dell’adolescenza con progetti diventati cult tra i giovanissimi come Hanna Montana o High School Musical (entrambi nati come serial tv e poi arrivati sul grande schermo, rivolti prevalentemente a un pubblico femminile), successi planetari che non hanno fatto altro che confermare come lo storico marchio americano sia una vera e propria macchina da guerra in quanto a distribuzione e diffusione dei propri prodotti. Se bambini e ragazze sono ormai diventati una certezza per il fatturato Disney, c’era bisogno di personaggi in grado di catturare l’attenzione anche di adolescenti e adulti: guarda caso proprio il target a cui si rivolge la Marvel.

wolverineL’acquisizione di Marvel Entertainment (che comprende sia il brand Marvel Comics, che si occupa della realizzazione dei fumetti, sia Marvel Studios, l’etichetta che sviluppa film e cartoon) è importante per entrambe le società, le andrà progressivamente a migliorare e coprirà quei buchi che entrambe avevano fino a ieri. Giusto per fare un esempio: l’attività puramente editoriale della Disney, quella legata al fumetto, negli USA era diventata una cosa meramente marginale. Incamerando la Marvel, ora il settore legato ai comics non sarà più un problema, in quanto la società di Spider-Man è più attiva che mai proprio su questo versante. Questo vuol dire avere un ramo d’azienda tutto sommato a basso costo (le spese legate al fumetto sono sicuramente più basse rispetto a media come il cinema o la tv, in cui la Disney investe molto) e attingere all’elevato numero di creativi che ruota attorno al mondo dei comics per portare nuova linfa anche al settore cinematografico, televisivo e multimediale.  Ovvero quello che – in soldoni – fa guadagnare.
paperinik
Tornando all’aspetto creativo, una volta uscita la notizia mi è capitato di sentirne di tutti i colori: che la Disney in qualche modo andrà a snaturare i fumetti in corso, che ci saranno censure o che addirittura Paperino & Co. potrebbero ritrovarsi nelle storie dell’Uomo Ragno… Cerchiamo di stare calmi e ragioniamo un attimo. La casa del vecchio Walt generalmente lascia camminare le sue aziende con le proprie gambe (vedi Pixar, oppure il canale televisivo ABC, che ha contenuti adulti, le tante etichette hollywoodiane di cui è in possesso e che raggiungono un pubblico di tutte le età) e questo mi lascia piuttosto tranquillo. Vedremo sicuramente innovazioni legate alla distribuzione, alla promozione e all’incredibile mole di merchandising che inevitabilmente metteranno su… si tratterà insomma di una bella scossa per il mondo dei comics. Del resto anche la DC Comics (storica rivale della Marvel, editore di Superman e Batman) fa parte di una multinazionale come la Time-Warner, eppure questo non le ha impedito di produrre fumetti di qualità, anzi. Avendo le spalle coperte dal punto di vista economico si può sperimentare con maggiore tranquillità, tenere in vita testate che vendono poco magari solo per portare a compimento l’idea che c’era a monte.

Ovviamente le alte sfere Disney e Marvel puntano ai dvd, a Internet e ai nuovi supporti, è chiaro. Si tratta di aziende con fatturati stellari. Eppure, in questo marasfma di azioni, soldi e marketing, per una volta potrebbero uscirne vincitori propro loro, gli eroi.

Ci aspettano tempi interessanti.

La magggica

10 Giugno 2009

Michela Brambilla

Che l’immagine del nostro Paese all’estero non sia esattamente nel suo momento di massimo splendore, credo sia una cosa risaputa. I rifiuti di Napoli lo scorso anno, le recenti foto delle feste a Villa Certosa (a proposito, ma i servizi segreti dove sono?), il caso Mills, le dichiarazioni senza senso di Noemi, lo scontro Berlusconi – Murdoch, le diatribe interne di una Repubblica che proprio non riesce a trovare pace.

Come se tutto questo non bastasse, ecco arrivare il neonato Ministero del Turismo dell’On. Michela Vittoria Brambilla, che si prefigge l’ambizioso obiettivo di dare una nuova immagine al paese. Un look più fresco, giovane, accattivante. Un brand vincente per un’Italia vincente, insomma. L’idea è arrivata direttamente dal Presidente del Consiglio, che la scorsa settimana ha rivelato di seguire il concept in prima persona: «Sto studiando e lavorando con un team di grafici per trovare un marchio che possa rappresentare al meglio il nostro made in Italy nel mondo. Ho proposto anche lo slogan Magic Italy», queste le parole rilasciate dal Premier la scorsa settimana.

Detto fatto, dunque. A 48 ore di distanza, il Minstro Brambilla, durante uno speciale del TG4, ha presentato il nuovo logo che apparirà negli spot promozionali per invogliare i turisti a visitare il nostro Paese.

Eccolo qui:

Magic Italy

Questa geniale intuizione grafica, per inciso, fa seguito al cetriolone del portale turistico Italia.it (sulla cui vicenda stendiamo un velo pietoso)…
talia_it_logo
…nonché al geniale messaggio registrato da un Rutelli in stato di grazia che supera di gran lunga qualsiasi imitazione di Guzzanti:

Dopo la visione di questo video non vi sentite invogliati a visitare l’Italia? Pliz, visit Italy..
Scherzi a parte, è chiaro che nonostante cambino i governi e la classe dirigente, non si riesce proprio a dare un senso all’immagine che si vorrebbe dare al nostro Paese. Eppure basterebbe poco per farlo…

Quello che mi stupisce è che un uomo così attento all’immagine come Silvio Berlusconi, fondatore di un’impero basato proprio sul marketing e le strategie di comunicazione di massa, riesca a dare il placet a un’operazione come Magic Italy, che proprio dal punto di vista della comunicabilità fa acqua da tutte le parti.

Vorrei capire che senso ha presentare un progetto così importante a tarda notte e in uno speciale di Rete 4 condotto da Emilio Fede.
Vorrei capire in quale modo viene rappresentato il made in Italy da questo logo.
Vorrei capire come si può applicare un marchio di questo tipo a un qualsiasi prodotto (sia esso uno spot o quant’altro): non è scritto in italiano, non ha riferimenti con la storia o la cultura del Paese e soprattutto ha un nome che su Internet è registrato in tutte le salse (verificate pure con Google), dunque poco spendibile sul web… e nel 2009 non mi sembra una cosa trascurabile.

Insomma, l’ennesimo tonfo in quanto a comunicazione. Una tradizione che governo dopo governo si consolida a quanto pare… E proprio non riesco a capire perché, visto che il turismo è una delle voci fondamentali nel bilancio del nostro Paese. Non riuscire a sfruttare commercialmente l’enorme potenziale dell’Italia è veramente assurdo.

Ma chissà, forse per riuscire a farlo servirebbe davvero un tocco di magia…

Buonanotte all’Italia

25 Maggio 2009

bandiera italianaChi segue questo blog da qualche tempo, sa bene che qui non hanno mai trovato posto polemiche sterili o inutili attacchi nei confronti dell’attuale classe dirigente italiana. Non per paura di censura o cose del genere, semplicemente ho preferito concetrarmi più su aspetti meno dibattuti, almeno nella maggior parte delle volte.

Mi è sempre piaciuto provare a vedere se c’era una diversa chiave di lettura in determinati accadimenti, siano essi appartenenti alla vita politica o di tutti i giorni, cercando di trovare quelle notizie che generalmente hanno poca risonanza. Insomma, non ho certo aperto la Taverna per fare polemiche o sbraitare come fanno in molti, lo sapete. Però, almeno in quest’occasione, una piccola licenza dovete concedermela, perché oggettivamente, questo Paese sta diventando una barzelletta. Di quelle volgari, che non fanno ridere nessuno se non quei quattro che se la ripetono da una vita. E che in molti casi, non hanno nemmeno mai capito fino in fondo.

Non è possibile aprire il giornale e apprendere che il Presidente del Consiglio non ha intenzione di dare spiegazione sull’origine dei suoi rapporti con una minorenne.

Non è possibile che il caso Mills venga gestito in questo modo, sempre dal Premier: c’è in ballo un’accusa pesante (corruzione di testimone) e anziché parlarne in tribunale, vorrebbe difendersi in Parlamento, ovviamente attaccando la magistratura.

Siamo arrivati al punto di non ritorno, ormai. Ma la cosa che lascia ancora più perplessi è che se il Presidente sta diventando sempre più una parodia di sé stesso, dall’altra parte della barricata c’è un’opposizione intangibile, che se fosse chiamata domani ad amministrare il nostro Paese, probabilmente scoppierebbe a piangere come un bambino, non sapendo nemmeno da che parte iniziare. Una situazione tragicomica, insomma.
Per carità, io non sono nessuno e non posso certamente dire a dei professionisti come lavorare.
Una cosa posso chiederla però, perché penso sia un mio diritto.

Smettetela di farci vergognare di essere italiani.

Santo subito

12 Maggio 2009

Silvio Berlusconi
“Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi. 
(…)
Oggi crediamo che, anche, l’Italia meriti di ricevere tale riconoscimento, e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi, per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale.
Il 26 maggio, alle ore 10:30, presso Piazza Colonna in Roma il Comitato della Libertà che sostiene la candidatura di Silvio Berlusconi darà avvio alla raccolta delle adesioni.
La raccolta delle adesioni alla candidatura italiana si concluderà il 16 gennaio del 2010 in Amalfi.”
 
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Tratto dal sito “Silvio Berlusconi Nobel

Quando l’ho letto, non ci volevo credere.
Pensavo fosse uno scherzo, una di quelle cose create su Internet per far fare quattro risate alla gente.
Invece è tutto assolutamente vero.

Il 30 aprile 2009, a Roma, è stato costituito ufficialmete il Comitato per la candidatura di Berlusconi al Premio Nobel per la Pace 2010. L’organizzazione è dotata di un proprio statuto (scaricabile dal sito) suddiviso in 12 articoli che spiegano il perché di questa iniziativa, presente persino su Facebook con un gruppo abbastanza nutrito di sostenitori.
Tra le motivazioni, il fatto che grazie al suoi ottimi rapporti con Putin, il Premier sia riuscito a porre fine al conflitto tra Russia e Georgia, ottenendo anche il riconoscimento del successo di tale operazione dal presidente francese Nicolas Sarcozy.

Per maggiori informazioni, cliccate qui.

A questo punto mi aspetto, in tempi brevi, anche la candidatura ai Telegatti, ai Grammy e che il Papa inizi  il processo di beatificazione con successiva proclamazione di santità…

Extraterrestre via da questa terra mia

10 Maggio 2009

salviniRiporto lo stralcio di un’articolo uscito su Corriere.it giovedì scorso, 7 maggio 2009.

Alcune carrozze della metropolitana riservate alle donne. Altre agli extracomunitari. «È una provocazione», commenta lo stesso Matteo Salvini, vice segretario della Lega, mentre presenta i suoi candidati alle provinciali davanti a Palazzo Marino. L’idea l’ha lanciata appunto una candidata, la scrittrice-taxista Raffaella Piccinni del sindacato autonomo Sitp. Poi però Salvini soggiunge: «L’idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà. La mia è l’amara considerazione da parte di un utente dei mezzi pubblici. Non c’è ancora una delibera o una proposta di legge, se qualcuno vorrà proporla lo aiuteremo a farlo». Salvini spiega poi i motivi della sua presa di posizione: «Uso i mezzi a Milano da vent’anni e vista l’arroganza, la maleducazione e la violenza che regnano, così come una volta c’erano i posti riservati ai reduci, agli invalidi e alle donne incinte, avanti di questo passo fra dieci anni se non si interviene ci saranno posti o vagoni riservati ai milanesi e alle persone perbene. Se non si mette un limite all’immigrazione arriveremo a questo».

Invece di collaborare nella discussione di una legge seria che regolamenti l’immigrazione nel nostro Paese, questo signore (prego guardare l’apposita foto…) viene a parlarci di arroganza, maleducazione e violenza, inserendoli nella proposta più assurda degli ultimi 30 anni.

Il fatto che sia proprio la Lega a parlare di arroganza, maleducazione e violenza è veramente il colmo.

Il fatto che questo discorso sia stato fatto nel 2009, invece, è davvero imbarazzante.

Strano che sempre più gente scelga di lasciare l’Italia, eh?