Archivio per la categoria ‘On the road’

Frammenti d’estate/1: All around the world

25 Agosto 2009

Ritorna anche quest’anno il diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Balordi a Montréal

Credetemi, tutto avrei pensato, fuorché di trovarmi dall’altro capo del mondo, quest’estate.
Ma partiamo dall’inizio, ovvero da quella fredda serata di gennaio in cui tutto è cominciato: era in programma una simpatica birretta con gli amici, un venerdì sera come tanti. Era un po’ che la banda non era al completo ed era l’occasione giusta per fare un po’ di baldoria, parlare di donne e di calcio… insomma, una serata delle nostre.

I primi ad arrivare al luogo dell’appuntamento siamo io e Doc. Lavora a Firenze, fa un lavoro serio, dunque non ci vediamo spesso. Mentre chiacchieriamo del più e del meno, tra una battuta e l’altra, Doc butta lì la frase che avrebbe cambiato il corso della serata e della sua vita: «Il mio capo mi ha consigliato di fare un’esperienza professionale all’estero… ho mandato la richiesta a un’università piuttosto importante e… mi sa che mi hanno preso» « Ma dai – ribatto io -, fico. Dov’è che devi andare? Londra? Parigi…?» Doc scuote la testa, si accende una sigaretta e lancia la bomba: «Vado a Montréal, in Canada. Mi trasferisco per un annetto o poco più».

Sette mesi e nove ore di volo dopo quella gelida serata, eccoci qua, nella terra delle alci e di Bryan Adams.
In rappresentanza del gruppo ci siamo io e Gau, che decidemmo di passare qui parte delle nostre vacanze estive il giorno stesso in cui Doc è volato via dall’Italia. Un po’ a sorpresa, troviamo anche il Cicogna (loro storico amico), arrivato un paio di giorni prima di noi… a questo punto, è chiaro che non sarà affatto una vacanza come le altre…
Per otto giorni abbiamo invaso la casa del nostro amico (che da un paio di mesi divide con la fidanzata, una santa donna che non solo l’ha seguito in capo al mondo, ma  si è dovuta pure sorbire i nostri deliri per più di una settimana…) e vissuto proprio come vivono loro, i canadesi.

Montréal è una delle città più interessanti che mi sia capitato di vedere finora. Riesce in maniera eccellente a gestire particolari tratti della cultura europea (soprattutto a livello linguistico e architettonico), con l’innegabile influenza degli Stati Uniti, che si trovano praticamente a un tiro di schioppo dal Québec.
Non avevo mai varcato l’oceano prima d’ora, pensavo che il primo viaggio in America sarebbe stato proprio negli States… e invece eccomi qua, alla scoperta di un mondo totalmente nuovo, inaspettato, diverso da come potevo immaginarmelo. La vita è senza dubbio meno caotica rispetto alla nostra e muoversi da una parte all’altra di Montréal non è affatto un problema grazie a una rete di mezzi pubblici che collega benissimo ogni zona della città.
Il paragone con Roma, almeno da questo punto di vista, è impietoso purtroppo.

Il cibo è buono ma pesante, la mia pseudo-dieta diventa un caro ricordo dopo mezz’ora in terra canadese. 
Le giornate scivolano via come niente fosse, vediamo talmente tanti posti che le giornate non riescono più a starci dietro e le risate sono le più fragorose da… boh, non mi ricordo nemmeno da quanto tempo non ci divertivamo così. Forse dall’anno scorso, da Barcellona. Il tempo passa, le situazioni  e i luoghi cambiano… ma noi restiamo sempre gli stessi. Il momento di ripartire arriva troppo presto e le foto di questa breve vacanza iniziano a stamparsi nella mente: ci siamo intrufolati nel grattacielo di una multinazionale per vedere Montréal dall’alto, abbiamo affittato delle biciclette con le quali abbiamo fatto il giro di un intero circuito di Formula 1, fatto una braciolata con altri italiani che vivono lì, osservato una famiglia di procioni attraversarci la strada mentre eravamo seduti su un marciapiede e partecipato a un festival rock.
Abbiamo persino trovato un negozio che vendeva la maglia di Totti. In Canada.

Ci siamo ritrovati dall’altra parte del mondo a dire le stesse identiche fregnacce che dicevamo a Roma e che diremmo in qualsiasi altro posto. A parlare, a discutere del futuro, dei Pet Shop Boys che andrebbero rivalutati, delle assurde situazioni in cui ci andiamo a cacciare, dei progetti che non porteremo mai a termine.

Ci siamo ritrovati a ridere ancora. Insieme, come sempre.
Quando saliamo sul taxi diretto all’aeroporto, diamo un’ultima occhiata al quartiere, alla casa che ci ha ospitato. Diamo un’ultima occhiata a tutto quanto, prima di salutare il nostro amico. Sta bene, è felice, ha la donna giusta al suo fianco. Mentre andiamo via però, dietro di loro vediamo una figura. Molto alta. Ride.

È il Cicogna, ci saluta pure lui.
Mah.

Grazie di tutto, Doc.
E daje. Daje tutti.

Storyteller

19 Dicembre 2008

Giornate piene si fondono con serate assurde, dove tra un amico ritrovato e una donna che sorride, il tempo per tutto il resto è sempre poco.
Apri una birra, ci trovi dentro un biglietto di sola andata verso la tua vita. E a quel punto non sai se è il caso di berla tutta d’un fiato o sorseggiarla amabilmente, per godere ogni istante come se fosse unico. Irripetibile.
Fuori piove che Dio la manda, il vento spazza via le foglie e tu percorri un viale fatto di ricordi, sogni e illusioni, sorridendo a ogni schiaffo che ti arriva dalla pioggia e continuando ad andare avanti, a testa bassa.

Perché la meta sarà pure una Taverna brutta, sporca e cattiva… ma in un momento come questo, vale assolutamente la pena arrivarci. Perché hai lottato per avere il tuo posto nel mondo, hai combattuto per avere la sacrosanta libertà di goderti il tuo tempo come e dove vuoi, innalzando un calice che non contiene altro che storie da narrare, sempre col sorriso sulle labbra.

E poco importa che siano vere, inventate o presunte. Alcune storie nascono da sole, inaspettate come i sogni. Meritano di essere raccontante, anzi, vissute. Da chi le dice, da chi le ascolta… e perfino da chi le ignora.
Se mentre le ascolti riusciranno a provocarti almeno un’emozione, un sorriso o un vaffanculo… beh, allora il vecchio oste di questa bettola avrà fatto il suo lavoro.

La seconda parte di The Million Dollar Hotel è quasi pronta: manca poco, sicuramente durante la prossima settimana arriverà, sperando che possa piacervi così come ha fatto il primo capitolo.
Anche questo fine settimana sarò impegnato in giro per l’Italia, ma non rinuncio a lasciarvi con una canzone che vi farà compagnia per tutto il week-end e che non potrà che coinvolgervi.

Si tratta di un grande pezzo, se non ci credete… beh, che aspettate a cliccare “play”?

Have a good time.

Il pianeta Lucca

4 Novembre 2008

io-e-krusty1C’è poco da fare.
Posso rinunciare a tante cose, ma non al mio annuale viaggio a Lucca, per la più incredibile ed entusiasmante kermesse dedicata al mondo del fantastico.
Ormai definirla “fiera” è riduttivo.
Si tratta di un evento che coinvolge tutta la città, che ti trasporta seriamente su un’altro pianeta per 4 giorni (infatti mai come questa volta sono stato d’accordo con lo slogan trovato dall’organizzazione) in cui non ci si deve stupire se passeggiando tra i vicoli che separano uno stand dall’altro ci si imbatte in un tizio vestito da Batman che corre con una bomba gigante in testa.

Tuttavia è proprio il contesto in cui ci si riesce a immergere che è davvero unico.

Parlare a quattr’occhi con sceneggiatori navigati che ti spiegano come trasformare in parole la più complessa delle immagini; ascoltare disegnatori che sono in grando di far volare un uomo tenendo tra le mani una matita e fare le quattro del mattino a parlare di cose che neanche esistono… insomma, è un’esperienza che mi sento di consigliare a tutti, anche a chi non è appassionato di fumetti. Male che va, vi sarete fatti quattro risate e una bella mangiata…

Veniamo alle note dolenti: i problemi organizzativi sono tanti e sicuramente da questo punto di vista si può (e si deve) fare qualcosa di più – probabilmente allargare ancora di più la zona espositiva, vista la mole di visitatori -, le mostre sono sempre più nascoste e la comunicazione forse andrebbe migliorata.

Ma per i miglioramenti c’è tempo, il resto è ormai storia.
Scritta, sceneggiata e illustrata a Lucca.

Se volete leggerla anche voi, il prossimo anno fate un salto. Scommettiamo che tornate?

Frammenti d’estate/3: Walkin’ on the sun

30 Agosto 2008

Piccolo diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Alfano, Doc & Lenny

Come probabilmente ricorderete, a inizio luglio ho partecipato a un addio al celibato un po’ particolare. Vuoi perché il festeggiato era Gau (ancora non riusciamo a credere che abbia un anello al dito), vuoi perché ci trovavamo in una delle migliori città europee in assoluto: Barcellona.

Un fine settimana non mi è bastato e così, convinti i miei due compari Doc & Lenny (che vedete raffigurati nella foto all’interno della macchina) eccoci tornati nel primo centro della Catalogna.
Una metropoli fantastica, che contiene in sé talmente tante anime, l’una così diversa dall’altra, che diventa quasi impossibile non trovare quella più affine alla propria personalità.

Una città in costante evoluzione, con lo sguardo rivolto al futuro e un cuore fiero ancorato a un passato indipendente che ogni catalano che si rispetti non mancherà di rivendicare con forza, se doveste farci una chiacchierata. Personalmente ve la consiglio, soprattutto in taxi nelle prime ore del mattino… tirano fuori il meglio.

Inciso:
Vi sconsiglio invece, per puro sentimento patriottico, di chiedergli cosa ne pensano dell’Italia. Ci rimanete male, sul serio. Almeno a me è successo questo.
Fine inciso.

Una gran bella vacanza, devo dire. Camminare apparentemente senza meta sulla rambla è un’esperienza da fare, soprattutto se rischi di finire in quartieri come Raval Barceloneta, così vicini come distanze eppure lontani anni luce nello stile. Enrambi sicuramente da visitare, anzi da vivere fino in fondo.
Se poi vi capiterà di passare per il Porto Olimpico, fate un salto a mangiare una delle migliori fritture di pesce del mondo…

Insomma, tutto perfetto, tutto bello?
No, chiaramente anche una città come Barça ha i suoi difetti, ci mancherebbe.
So solo che essendo in vacanza l’ho vissuta bene, divertendomi parecchio anche in queste camminate senza fine per seguire percorsi senza senso inventati da Doc e Lenny.

E poi il Camp Nou, le discoteche più assurde del mondo (che mentre sparavano musica tecnho facevano vedere su un maxischermo le gare dei tuffi delle olimpiadi), il bagno alle sei di mattina, il Maremagnum, il monumento di Colombo, la banchina e tre sigari cubani per festeggiare sia il compleanno di Lenny che il fatto di essere vivi.

Ma ora basta, è tempo di riporre costumi e teli da mare.
La Taverna riapre ufficialmente i battenti, gente.
Bentornati.

Frammenti d’estate/2: Rimini Rimini

12 Agosto 2008

Piccolo diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Erano esattamente sei anni che non tornavo a Rimini. Tanti, per uno abituato ad andarci ogni estate da quando aveva appena tre mesi di vita…
Per la mia famiglia è sempre stata una sorta d’istituzione, inaugurata parecchi decenni fa da mio nonno. Iniziò quasi per caso ad andare in questo alberghetto, l’Hotel Arabesco. Gli piacque talmente tanto che continuò ad andarci regolarmente ogni anno, passando poi il testimone a mio padre.
Simpatico posto, rigorosoamente a conduzione familiare, che ha visto intere generazioni dormire, mangiare, ridere e innamorarsi sotto il suo tetto, nella migliore tradizione della Riviera Romagnola.

Questa località in qualche modo mi ha visto crescere, cambiare anno dopo anno. Lì ho passato davvero parecchio tempo, praticamente ogni estate fino alla maggiore età. Penso di essere una delle poche persone che associa Rimini non tanto a discoteche e divertimenti vari (che comunque ho provato tutti… già che mi trovavo…), ma a una sorta di seconda casa, in cui passavo gran parte delle mie vacanze.

Quest’anno mia madre ha convinto sia me che i miei fratelli a passare qualche giorno insieme a lei proprio in quell’albergo, che stoicamente continua a frequentare. La proposta è stata accolta favorevolmente da tutti, dunque non potevo proprio tirarmi indietro: si torna a Rimini.

Causa impegni di lavoro, parto un giorno dopo di loro.
Preparo il borsone, salgo in macchina e prendo l’autostrada… tutto normale, insomma.
E invece no, perché proprio sull’Adriatica mi rendo conto che è la prima volta che torno sulla Riviera da solo, da “grande”. Mentre mi avvicino alla meta, ecco che iniziano ad affiorare quei ricordi d’infanzia che ti fanno un po’ sorridere, per poi esplodermi totalmente nella mente quando  -dopo quattro ore di viaggio- finalmente arrivo.

L’Hotel Arabesco… dopo tutto questo tempo, è ancora lì. Tutto è esattamente com’era l’ultima volta, qui il tempo sembra proprio non passare mai. È la cosa che mi ripeto, finché non vedo mia madre nel cortile, che gioca con il mio nipotino di appena due anni. Proprio come faceva con me, solo che adesso il bambino è il figlio di mio fratello… e allora forse sì, qualche anno è passato. Per noi, ma non per queste mura.

Qui facevo i compiti per le vacanze quand’ero alle elementari, ho avuto il mio primo bacio e il mio primo amore. Ho anche vinto il mio primo torneo di calcetto e fatto a botte con un ragazzino di Milano, non so per quale motivo. Credo che di mezzo ci fosse una ragazzina, ma ora non ricordo bene.
Pezzi di vita che hanno corso insieme a me per le scale di un’albergo che fa parte della mia storia personale, per il lungomare che non dorme mai e per le spiagge che mi hanno insegnato che anche le donne fanno promesse da marinai.

Scendo dalla macchina, respiro l’aria di mare e vedo mia madre sorridere, mentre prendo in braccio mio nipote. Eccoci qui, tutti insieme.
A quattrocento chilometri da Roma, sono tornato a casa.

And the oscar goes to…

8 Luglio 2008

Ok, il nuovo racconto è finalmente pronto (mancano un po’ di limatura qua e la ma ci siamo) e ci sarebbero molte cosa da dire e commentare insieme.
Ma il viaggio a Barça è ancora nella testa. Difficile toglierselo dalla testa, nonostante due giorni pieni di lavoro e la routine di tutti i giorni… no, ma come fai?
Una città pazzesca, la banda al gran completo e un’ondata di risate, canti e cori (per il condannato a nozze) come non si vedeva da tempo.

A questo punto, rubo deliberatamente l’idea da Gau e posto i miei oscar del viaggio… perché è bene che ognuno si prenda le sue responsabilità…

Miglior costume:
senza dubbio Uther.
Prima ha sfoggiato una maglietta verde fosforescente (che, data la sua mole, lo faceva sembrare molto più una mela gigante di un essere umano), poi cambia le carte in tavola e ne sfoggia un’altra blu puffo. Un eroe monocromatico!

Miglior attore non protagonista:
Zio Jessie
vince a mani basse.
Appena arrivati, neanche scesi dall’aereo esclama una frase totalmente senza senso:
«Non so voi… ma io già percepisco un certo senso di modernità…»
Dando così l’idea che il tanto decantato sorpasso economico della Spagna ai nostri danni fosse palese.
Ora, sicuramente lo è, ma la frase perde ogni logica se la si dice guardando un albero…

Miglior colonna sonora:
Direi un ex aequo tra un coro da stadio (ovviamente della Roma, che per decenza non riporto) e uno inneggiante la Spagna campione d’Europa, (Campeones olè olè) cantato alle 4 del mattino insieme a una decina di sostenitori iberici trovati fuori da una discoteca. Senza senso.

Miglior scena di lotta:
Uther contro Cicogna
, reo di averci fatto camminare per 3 ore sotto il sole cocente per arrivare in cima a Parc Guell, quando c’erano almeno 12 strade più rapide per raggiungere la nostra meta. E il bello è che Cicogna aveva esordito con “La strada la so io, tranquilli…”

Ne sono successe talmente di cose in due giorni che potrei aprire un blog solo per quello… ma forse altre cose è meglio che restino lì, nella città che mangia a tutte le ore e dove tutti ridono sempre. Ma sì, perché no…

Adelante, amigos

6 Luglio 2008

Uno spot in tv dice che ci sono cose che non si possono comprare.
È vero. Non hanno scoperto niente di nuovo, ma ricordarselo ogni tanto fa bene.

Capita così che ti ritrovi a Barcellona, con persone che non hai mai fatto fatica a chiamare amici.
Uno di loro si sposa, l’evento andava festeggiato con un qualcosa di clamoroso… e così siamo partiti nel fine settimana, per un viaggio che difficilmente scorderemo, verso una delle migliori città d’Europa.

Nonostante i mille impegni, siamo riusciti a ritagliarci questo viaggio, del quale parliamo da almeno un paio d’anni e che per un motivo o per l’altro era sempre stato rimandato… ma stavolta no, eravamo tutti lì e in due giorni e mezzo siamo riusciti a condesare una vacanza di 15 giorni. Sono stravolto ma soddisfatto.

Era un viaggio che andava fatto. Adesso è stato il momento migliore per farlo.
Un piccolo anticipo di vacanze estive che mai come quest’anno sono tanto agognate… e soprattutto l’addio al celibato più incredibile al quale abbia mai partecipato.

Alla tua, Gau.

Avviso ai naviganti: la Taverna in settimana si rimette in moto, offrendo birra, noccioline e una storia nuova di zecca tra domani e dopo domani. Anche se gli impegni sono tanti e le giornate sempre più calde, venite a bervi qui qualcosa di fresco: male che va, ci saremo comunque fatti quattro chiacchiere.

“Arrivi e partenze”

2 Aprile 2008

Si può dire che questa è stata la frase che ho letto maggiormente in questi giorni, in cui sono stato lontano dalla Taverna ma più vicino al resto del mondo.

Ogni tanto lasciare casa e partire così, all’avventura, non è male… specie se non hai minimamente idea di cosa potrebbe capitarti o in cosa stai andando a cacciarti. Sparire per un  po’, per poi tornare più forti di prima… perché in qualche modo, ogni viaggio ti regala qualche piccolo punto esperienza in più, da prendere e conservare gelosamente nella valigia. Prima o poi tornerà utile, vedrete.

Tra un treno e l’altro, tra una città d’arte e una che non dorme mai, capita di passare lunghi momenti fermo alla stazione. E così, mentre l’iPod continua ad alternare canzoni che rischiano di incollarsi ai ricordi, ti metti a fissare un cartello.

“Arrivi e Partenze”.

E inizi a pensare che in fondo, la vita potrebbe essere sintetizzate anche con queste due parole… massì. Pensa a quante persone sono arrivate e partite dalla tua vita… a volte anche senza che qualcuno si prendesse la briga di segnalartelo su un cartello luminoso.

Perché probabilmente è capitato a tutti di correre su un treno diretto verso il domani, cercando di lasciarsi alle spalle la stazione.
Oppure di ritrovarsi per ore sulla banchina, in attesa di qualcuno o qualcosa.

È tutto lì, in due parole.

Volti, risate, brindisi, corse, pacche sulle spalle e chilometri macinati.
Per non parlare di foto e tortellini.

Se non fosse stato per il Manchester, sarebbe stato davvero un gran bel fine-settimana… ma forse lo è stato, è che non mi accontento mai.

Bentornati nella Taverna, gente.