Archivio per la categoria ‘Musica davanti a una birra’

Sembra ieri…

16 Dicembre 2009

…e invece sono passati 30 anni dall’uscita di un doppio album che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica.

London Calling.

I Clash, signore e signori.

Ogni tanto, certe canzoni bisogna ritirarle fuori

14 Dicembre 2009

«Only a handful of people have tapped the full power of music to tell the American story.
One of those people is Bruce Springsteen… I’m the President, but he’s the Boss…»
- Barack Obama

Piove e fa freddo. È una di quelle giornate in cui la notte arriva prima. Una di quelle giornate in cui l’Italia s’interroga su sé stessa dopo l’ennesimo episodio insensato scaturito dalla mente di un tizio qualunque in una giornata qualunque. E così, mentre nel resto del Paese si urla, si litiga, si dicono cose e se ne suppongono altre… qui alla Taverna scegliamo di farci da parte.
Chiudiamo la porta, perché il vento del nord è sempre più gelido e diamo una botta al juke box. Proprio come faceva Fonzie.
La canzone che ne esce fuori è questa qui. In assoluto una delle migliori mai scritte da Springsteen.
Ci mettiamo comodi e stappiamo una birra, mentre fuori infuria la tempesta. Di pioggia e di parole.
Buon inizio settimana e… daje. Daje tutti.

The Great Pretender

24 Novembre 2009

Non voglio cambiare il mondo, lascio che siano le mie canzoni ad esprimere le sensazioni e i sentimenti che provo e ho provato. Essere felici è il traguardo più importante per me, ora, e quando sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori che ho commesso e tutte le relative scuse saranno da imputare solo a me: mi piace pensare di essere stato solo me stesso… Adesso voglio solamente avere tutta la gioia e la serenità possibili, e vivere quanta più vita possa, per tutto quel poco tempo che mi resta da vivere.

Il 24 novembre 1991 ci lasciava uno dei più grandi geni musicali del XX secolo.
Nell’anniversario della sua scomparsa, la Taverna vuole ricordare il grande Freddie Mercury con un video che in qualche modo tenta di riassumerne la straordinaria carriera. Ovviamente, le note sono quelle dell’immortale Show must go on…

I calici della Taverna s’innalzano per te, Freddy. Alla tua… e grazie.

Nevermind 18th anniversary

29 Settembre 2009

nevermind

Prima o poi un post sui Nirvana andava fatto. Perché non si tratta solo di una band che ha segnato indelebilmente la storia della musica contemporanea, ma anche e soprattutto di un gruppo che ha segnato almeno un paio di generazioni. Erano sporchi, brutti e cattivi. La rappresentazione stessa di tutto quello che i tuoi gentitori non vorrebbero mai che tu diventassi… ma non potevi fare a meno di ascoltarli. Erano la rivoluzione che mancava, la scossa nella monotonia.

Nevermind è stato questo, per me.
Avevo 16 anni, era un’estate molto calda ed ero in viaggio con i miei. Durante una sosta all’Autogrill, mi capitò in mano questo disco, ne avevo già sentito parlare, decisi di acquistarlo. 
Prima mi colpì più forte di un pugno, poi mi fece rialzare solo per stendermi di nuovo. Ogni canzone rompeva gli schemi della musica che avevo ascoltato fino a quel momento, ogni urlo di Kurt Cobain tirava fuori nuove sensazioni. Sostanzialmente diverse rispetto a tutto il resto. Si trattatava di sensazioni amare, dure.
Al basso c’era Krist Novoselic, mentre alla batteria c’era quel mostro di Dave Grohl, appena arrivato nella band.

nirvanaMa soprattutto c’era lei. La canzone che ha lanciato i Nirvana direttamente nella storia della musica, diventando il simbolo degli anni ‘90, vero e proprio manifesto alla voglia di non adattarsi mai alle regole e a tutto il resto. Per questo pezzo Cobain riprese una frase che la sua ex fidanzata Toby Vail gli aveva scritto sul muro di casa: Kurt odora di Teen Spirit (nota marca di deodorante per adolescenti, molto in voga in quegli anni negli USA). Sostanzialmente la ragazza voleva dire che Kurt si comportava esattamente come ragazzino e non come un adulto. Cobain invece interpretò quella frase in tutt’altra maniera: pensava fosse addirittura un complimento, ovvero che volesse sottolineare come lui non fosse schiavo degli schemi convenzionali degli adulti ma odorava ancora di spirito adolescenziale… Solo un paio d’anni dopo capì a cosa si riferiva la sua ex. Ma ringraziando il cielo, ormai il pezzo era stato scritto e consegnato alla storia.
Smells Like Teen Spirit colpì il mondo della musica come un fulmine a ciel sereno e da allora, nulla fu più come prima.

nirvana-baby-grown-up-picturePochi giorni fa, questo strepitoso disco ha compiuto 18 anni. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora… Kurt ci ha lasciato nel più classico stile rock, Dave ha fondato un’altra band e noi siamo tutti più cresciuti. Compreso Spencer Elden (il bambino che compare nella copertina di Nevermind), che proprio in occasione del diciottesimo anniversario dell’album ha deciso di farsi nuovamente un tuffo in quella famosa piscina. Magari per farci vedere che il tempo è passato anche per lui, che a 4 mesi di vita era già un’icona del grunge, anche se inconsapevolmente. 

Adesso caricate questo disco da qualche parte, alzate il volume e lasciatevi andare… la birra, ovviamente la offriamo noi.

Tanti auguri, Nevermind.
E daje. Daje tutti.

Frammenti d’estate/2: It’s only rock’n'roll…

4 Settembre 2009

Piccolo diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Osheaga Festival 2009Ritrovarsi in un festival rock, con i tuoi amici, è sempre un’esperienza divertente.
Passi una giornata piacevole, prendi la pioggia (perché a ogni rock festival, a un certo punto, piove. Credo sia una di quelle regole non scritte del rock), bevi qualche birra e osservi gente rantolare nel fango.

Se poi tutto ciò avviene in un’altro continente, diventa sicuramente molto più divertente.
Il 2 agosto scorso a Parc Jean Drupeau (Île Sainte-Hélène, Montréal) è andata in scena la giornata finale dell’Osheaga Festival, annuale kermesse rockettara a cui partecipano tutti i principali gruppi canadesi, con qualche special guest proveniente dagli USA e dall’Europa. Quando siamo venuti a sapere che le date del nostro soggiorno in Canada sarebbero coincise anche con il Festival, non ci abbiamo pensato su due volte a prendere i biglietti… anche perché, il main event sarebbe di tutto rispetto: i Beastie Boys.
beastie-boysPurtroppo l’esibizione del gruppo newyorkese è stata annullata proprio pochi giorni prima del nostro arrivo a causa del ricovero in ospedale di uno dei membri della band, Adam “MCA” Yauch, il quale non se la sta passando affatto bene (per usare un eufemismo). La loro presenza all’evento è dunque definitivamente saltata, ma non la nostra. Ormai avevamo i biglieti e rivenderli non avrebbe avuto senso (anche se ci abbiamo provato, lo ammetto), inoltre era anche il nostro ultimo giorno in Canada: volevamo concludere alla grande la nostra esperienza oltreoceano e quel festival era assolutamente il luogo più adatto.
Armati di felpe con cappuccio e K-way d’emergenza, ci tuffiamo in quella gran cornice che è Parc Jean Drupeau. La gestione dei palchi non era proprio il massimo della vita, ma dopo un po’ si riusciva a capire come muoversi. Durante uno spostamento e l’altro, ci troviamo di fronte all’esibizione di un gruppo davvero niente male: i Cursive. Ci fanno passare una quarantina di minuti in allegria, gli hanno dato una posizione infelice ma ce la mettono davvero tutta per farsi valere. Noi apprezziamo il gesto e gli rendiamo il giusto omaggio.
Il resto della giornata scivola via piuttosto tranquillamente, la line-up messa su dagli organizzatori non è che accenda proprio l’entusiasmo della gente (anzi)… almeno finché non arrivano loro: quattro ragazzotti di Sheffield pronti a far vedere a tutti come si fa a infiammare un festival rock. Signore e signori, ecco a voi gli Arctic Monkeys.

Arctic MonkeysDoc e io già conoscevamo qualche pezzo della band, ma non avevamo minimamente idea che dal vivo potessero essere così incisivi. Già mezz’ora prima della loro esibizione, si materializza una folla compatta che fino a quel momento era sparpagliata ovunque all’interno del parco, iniziano a uscire fuori bandiere inglesi e l’euforia collettiva sale col passare dei minuti… una volta arrivati sul palco, iniziano immediatamente a fare sul serio. Matt Helders, il batterista, è un mostro. Jamie Cook (chitarra elettrica) e Nick O’Malley (basso) iniziano a tessere un tappeto fantastico in cui può scatenarsi il cantante, nonché secondo chitarrista: Alex Turner. Un’esibizione pazzesca, che da un senso a un festival altrimenti vuoto e probabilmente a tutta la nostra giornata… tanto per farvi capire di chi sto parlando, vi segnalo I Bet You Look Good on the Dancefloor, tratta dal loro primo album (che, per la cronaca, è entrato nel Guinnes dei Primati grazie al milione di copie vendute in appena otto giorni).  Davvero in gamba, meritano il successo che hanno e lasciano presagire anche margini di miglioramento. C’era bisogno di loro.

Una volta toccato il momento massimo del festival, pensiamo sia finita qui… e invece no. A sostituire i Beastie Boys (la cui ombra è stata comunque presente per tutta la giornata) arriva uno dei gruppi che al momento va (inspiegabilmente) per la maggiore negli States: gli Yeah Yeah Yeahs. Un’esibizione al limite del ridicolo che ci concediamo giusto per un paio di canzoni, per poi abbandonarli al loro destino.
La nostra giornata festivaliera si conclude qui, abbiamo ancora negli occhi (e nelle orecchie) la performance delle scimmie, siamo stanchi, affamati e totalmente fradici. Ma tutto sommato più che soddisfatti.
Si torna verso la realtà, verso quella strana metropolitana che ha sia le ruote che le rotaie e verso una cena finalmente a base di spaghetti (aglio, olio e peperoncino), gentilmente preparata dal Cicogna in versione cuoco. Dopo una settimana di hamburger e patatine, ce la meritiamo tutta.

PS: La Taverna desidera fare i migliori auguri di pronta guarigione ad Adam “MCA” Yauch: ti aspettiamo il più presto possibile di nuovo tra noi, grande. Per una birra, una canzone, una nuova storia da raccontare, per quello che ti pare. Siamo con te, non mollare.

Due brevi segnalazioni

23 Gennaio 2009

Un post un po’ diverso dal solito, pensato fondamentalmente solo per informarvi di un paio di cose.
E visto che si tratta di cose interessanti, anche se non c’entrano nulla l’una con l’altra, qui alla Taverna abbiamo pensato di rendere partecipi anche i nostri clienti, certi di fare loro cosa gradita…

100 anni corriere dei piccoliPartiamo da «Corriere dei Piccoli: storie, fumetti e illustrazione per ragazzi», mostra curata da Giovanna Ginex e dedicata ai 100 anni della prima rivista a fumetti concepita in Italia. Fu proprio grazie a questa pubblicazione, nata il 27 dicembre 1908, che i fumetti arrivarono nel nostro Paese (anche se molto diversi: pensate infatti che nei primissimi numeri non c’erano le classiche “nuvolette” e i discorsi tra i personaggi erano interamente in rima baciata…). Nel corso degli anni, il Corrierino ha osptitato sulle sue pagine autori del calibro di Hugo Pratt, AltanTiziano Sclavi – giusto per citare i più noti – diventando un vero e proprio punto di riferimento per il fumetto italiano. Se abitate a Milano, passate  alla Rotonda di via Besana e date un’occhiata a un pezzo di cultura italiano. Ne vale assolutamente la pena.

La seconda segnalazione, rigurda invece un brano musicale. Si chiama Aer Obama ed è un remix del dj inglese Adam Freeland di Aerodinamic, storico pezzo dance dei Daft Punk. Un videoclip geniale, concepito per festeggiare l’insediamento del nuovo Presidente USA. Assolutamente da vedere, soprattutto da quando entra in scena il pupazzetto raffigurante Obama…

Assolutamente geniale.

Storyteller

19 Dicembre 2008

Giornate piene si fondono con serate assurde, dove tra un amico ritrovato e una donna che sorride, il tempo per tutto il resto è sempre poco.
Apri una birra, ci trovi dentro un biglietto di sola andata verso la tua vita. E a quel punto non sai se è il caso di berla tutta d’un fiato o sorseggiarla amabilmente, per godere ogni istante come se fosse unico. Irripetibile.
Fuori piove che Dio la manda, il vento spazza via le foglie e tu percorri un viale fatto di ricordi, sogni e illusioni, sorridendo a ogni schiaffo che ti arriva dalla pioggia e continuando ad andare avanti, a testa bassa.

Perché la meta sarà pure una Taverna brutta, sporca e cattiva… ma in un momento come questo, vale assolutamente la pena arrivarci. Perché hai lottato per avere il tuo posto nel mondo, hai combattuto per avere la sacrosanta libertà di goderti il tuo tempo come e dove vuoi, innalzando un calice che non contiene altro che storie da narrare, sempre col sorriso sulle labbra.

E poco importa che siano vere, inventate o presunte. Alcune storie nascono da sole, inaspettate come i sogni. Meritano di essere raccontante, anzi, vissute. Da chi le dice, da chi le ascolta… e perfino da chi le ignora.
Se mentre le ascolti riusciranno a provocarti almeno un’emozione, un sorriso o un vaffanculo… beh, allora il vecchio oste di questa bettola avrà fatto il suo lavoro.

La seconda parte di The Million Dollar Hotel è quasi pronta: manca poco, sicuramente durante la prossima settimana arriverà, sperando che possa piacervi così come ha fatto il primo capitolo.
Anche questo fine settimana sarò impegnato in giro per l’Italia, ma non rinuncio a lasciarvi con una canzone che vi farà compagnia per tutto il week-end e che non potrà che coinvolgervi.

Si tratta di un grande pezzo, se non ci credete… beh, che aspettate a cliccare “play”?

Have a good time.

Birra, blues & Johnny Be Good

6 Dicembre 2008

Marty McFly - Johnny Be Good

Immaginate una di quelle zone di Roma in cui è più facile trovare delle pepite d’oro piuttosto che un parcheggio degno di questo nome. Ora, ammettendo che siate riusciti a trovarlo, immaginate di entrare nel locale che non ti aspetti, con gente che non ti aspetti.

La birra non è male, il posto è una gradita sorpresa e la gente seduta attorno a te è quella adatta per passare una di quelle serate senza senso che ti permettono di scrollarti via una settimana pesante. Su un piccolo palco, in fondo al locale, un gruppo formato da studenti universitari inizia un repertorio blues niente male.
La serata procede bene, si ride e si scherza. Tutto ok.

Ma il momento più alto è toccato senza dubbio quando il gruppo tira fuori dal cilindro una grande esibizione di Johnny Be Good. Una di quelle canzoni che non puoi non sapere ma chissà perché capita di sentire raramente.
Appena ascolto i primi accordi, mi viene subito in mente quel genio di Michael J. Fox che imbraccia la chitarra e infiamma il suo stesso passato, pronto a riscrivere non solo la sua storia, ma anche quella del cinema moderno con la straordinaria trilogia di Ritorno al futuro.
Probabilmente esagero, non lo so.

Ma come ha giustamente sottolineato Artemis «…con quel film ci siamo cresciuti…». 
Già, se ci penso bene è proprio così. E allora il brindisi è tutto per questo grande pezzo… di cinema, di musica, di tempo. Fate voi.

Nel frattempo alzate le casse e cliccate ”play”…

Tribute

13 Novembre 2008

Sarà il tempo un po’ così.
Sarà che è una di quelle canzoni che non ti togli più dalla testa.
Sarà che lui era veramente un grande.

Spegnete il cellulare, staccatevi dai vari social network, prendetevi cinque minuti.

Dite quello che vi pare, ma in una serata come questa, una canzone così ci sta tutta.
Magari da domani torno a fare qualche post serio. Nel frattempo alzate un po’ il volume.

Certo è strano…

4 Settembre 2008

…pensi a come dire determinate cose, poi improvvisamente ti imbatti in un video che spiega tutto alla grande. Di un tizio che prima d’ora non avevi mai sentito… e forse nemmeno la maggior parte di voi.
Beh, signore e signori, vi presento Jack Jaselli.

Un video da ascoltare, leggere e tirare fuori quando serve.
Guardatelo, secondo me ne vale la pena.