
Prima o poi un post sui Nirvana andava fatto. Perché non si tratta solo di una band che ha segnato indelebilmente la storia della musica contemporanea, ma anche e soprattutto di un gruppo che ha segnato almeno un paio di generazioni. Erano sporchi, brutti e cattivi. La rappresentazione stessa di tutto quello che i tuoi gentitori non vorrebbero mai che tu diventassi… ma non potevi fare a meno di ascoltarli. Erano la rivoluzione che mancava, la scossa nella monotonia.
Nevermind è stato questo, per me.
Avevo 16 anni, era un’estate molto calda ed ero in viaggio con i miei. Durante una sosta all’Autogrill, mi capitò in mano questo disco, ne avevo già sentito parlare, decisi di acquistarlo.
Prima mi colpì più forte di un pugno, poi mi fece rialzare solo per stendermi di nuovo. Ogni canzone rompeva gli schemi della musica che avevo ascoltato fino a quel momento, ogni urlo di Kurt Cobain tirava fuori nuove sensazioni. Sostanzialmente diverse rispetto a tutto il resto. Si trattatava di sensazioni amare, dure.
Al basso c’era Krist Novoselic, mentre alla batteria c’era quel mostro di Dave Grohl, appena arrivato nella band.
Ma soprattutto c’era lei. La canzone che ha lanciato i Nirvana direttamente nella storia della musica, diventando il simbolo degli anni ‘90, vero e proprio manifesto alla voglia di non adattarsi mai alle regole e a tutto il resto. Per questo pezzo Cobain riprese una frase che la sua ex fidanzata Toby Vail gli aveva scritto sul muro di casa: Kurt odora di Teen Spirit (nota marca di deodorante per adolescenti, molto in voga in quegli anni negli USA). Sostanzialmente la ragazza voleva dire che Kurt si comportava esattamente come ragazzino e non come un adulto. Cobain invece interpretò quella frase in tutt’altra maniera: pensava fosse addirittura un complimento, ovvero che volesse sottolineare come lui non fosse schiavo degli schemi convenzionali degli adulti ma odorava ancora di spirito adolescenziale… Solo un paio d’anni dopo capì a cosa si riferiva la sua ex. Ma ringraziando il cielo, ormai il pezzo era stato scritto e consegnato alla storia.
Smells Like Teen Spirit colpì il mondo della musica come un fulmine a ciel sereno e da allora, nulla fu più come prima.
Pochi giorni fa, questo strepitoso disco ha compiuto 18 anni. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora… Kurt ci ha lasciato nel più classico stile rock, Dave ha fondato un’altra band e noi siamo tutti più cresciuti. Compreso Spencer Elden (il bambino che compare nella copertina di Nevermind), che proprio in occasione del diciottesimo anniversario dell’album ha deciso di farsi nuovamente un tuffo in quella famosa piscina. Magari per farci vedere che il tempo è passato anche per lui, che a 4 mesi di vita era già un’icona del grunge, anche se inconsapevolmente.
Adesso caricate questo disco da qualche parte, alzate il volume e lasciatevi andare… la birra, ovviamente la offriamo noi.
Tanti auguri, Nevermind.
E daje. Daje tutti.
Ritrovarsi in un festival rock, con i tuoi amici, è sempre un’esperienza divertente.
Purtroppo l’esibizione del gruppo newyorkese è stata annullata proprio pochi giorni prima del nostro arrivo a causa del ricovero in ospedale di uno dei membri della band, Adam “MCA” Yauch,
Doc e io già conoscevamo qualche pezzo della band, ma non avevamo minimamente idea che dal vivo potessero essere così incisivi. Già mezz’ora prima della loro esibizione, si materializza una folla compatta che fino a quel momento era sparpagliata ovunque all’interno del parco, iniziano a uscire fuori bandiere inglesi e l’euforia collettiva sale col passare dei minuti… una volta arrivati sul palco, iniziano immediatamente a fare sul serio. Matt Helders, il batterista, è un mostro. Jamie Cook (chitarra elettrica) e Nick O’Malley (basso) iniziano a tessere un tappeto fantastico in cui può scatenarsi il cantante, nonché secondo chitarrista: Alex Turner. Un’esibizione pazzesca, che da un senso a un festival altrimenti vuoto e probabilmente a tutta la nostra giornata… tanto per farvi capire di chi sto parlando, vi segnalo
Partiamo da «Corriere dei Piccoli: storie, fumetti e illustrazione per ragazzi», mostra curata da Giovanna Ginex e dedicata ai 100 anni della prima rivista a fumetti concepita in Italia. Fu proprio grazie a questa pubblicazione, nata il 27 dicembre 1908, che i fumetti arrivarono nel nostro Paese (anche se molto diversi: pensate infatti che nei primissimi numeri non c’erano le classiche “nuvolette” e i discorsi tra i personaggi erano interamente in rima baciata…). Nel corso degli anni, il Corrierino ha osptitato sulle sue pagine autori del calibro di Hugo Pratt, Altan e Tiziano Sclavi – giusto per citare i più noti – diventando un vero e proprio punto di riferimento per il fumetto italiano. Se abitate a Milano, passate alla Rotonda di via Besana e date un’occhiata a un pezzo di cultura italiano. Ne vale assolutamente la pena.



