Tutti in piedi, applausi.
Questo è veramente un mostro…
Tutti in piedi, applausi.
Questo è veramente un mostro…

Se un romanista sfegatato si alza in piedi per applaudire un avversario, vuol dire che ci troviamo davanti a un campione vero. Se la sua curva lo ha fischiato, è l’Italia intera che gli rende il giusto omaggio.
Mi sarebbe piaciuto che fosse stato lui il capitano della nazionale campione del mondo, uno dei pochi giocatori in cui tutti, a prescindere dal tifo, certamente si sono riconosciuti.
Un avversario leale, a cui la Taverna rende il giusto onore.
Tranquilli, il film non c’entra niente.
E anche se mi sarebbe piaciuto vedere ancora una volta la Ducati sulla vetta del mondo, stavolta bisogna alzarsi in piedi e applaudire.
Perché 8 titoli mondiali non si vincono per caso.
Solo lui è riuscito a battere qualsiasi tipo di avversario, con qualsiasi condizione atmosferica, in tutte le piste del mondo.
Prima Biaggi, poi Stoner: passano gli anni, cambiano gli avversari ma il ritornello non cambia. Tutti alla fine sono costretti a scansarsi, perché quando “Il Dottore” decide di fare sul serio, vuol dire che agli altri non rimane altro che lottare per il secondo posto. Perché sul gradino più alto del podio c’è già lui, che aspetta tutti facendo boccacce o chissà cos’altro.
Questo post glielo dovevo.
Perché dopo due anni in cui è stato costretto (per colpe sue e del team) a mangiare la polvere degli altri, pensavo avesse intrapreso il viale del tramonto… magari adagiandosi proprio sugli allori di una carriera invidiabile, sì, ma che non sapeva più dargli gli stimoli giusti. Era caduto dall’Olimpo e non sapeva come ritornarci. Ci ha messo un paio di stagioni ma alla fine è riuscito a ritrovare la strada, da campione vero: rimboccandosi le maniche, incazzandosi, sbraitando e lavorando sodo come non mai.
Per diventare leggenda.
Alla fine ce l’ha fatta.
Valentino Rossi è per l’ottava volta Campione del Mondo e gli applausi se li merita davvero tutti.
Ora provate a fermarlo, se ci riuscite…
Finalmente, dopo tante chiacchiere su cosa fosse giusto fare, dire e ammiccare, sono partire le XXIX Olimpiadi dell’era moderna. Lo show iniziale è stato definito il più grande spettacolo della storia e molto probabilmente è vero, del resto una presentazione del genere non si era proprio mai vista.
Una regia attentissima a ogni minimo particolare (anche a distogliere le telecamere con una prontezza incredibile quando le atlete azzurre hanno mostrato una bandiera con delle scritte sopra, durante la sfilata), una coreografia imponente e uno spettacolo pirotecnico pazzesco. Insomma, un qualcosa che certamente rimarrà scolpito nella storia della Cina, che tenta di fare il debutto in società e sdoganarsi definitivamente con questa edizione dei giochi.
Ma è chiaro che una luce così forte, come quella emanata ieri da Pechino, proietti anche delle ombre lunghissime. Nere come non mai. Del resto, come ci hanno più volte ricordato nella giornata di ieri, ci sono questioni sulle quali proprio non si può soprassedere: la violazione dei diritti umani, la censura su Internet, le polemiche con il Dalai Lama, il livello insostenibile d’inquinamento… e chi più ne ha più ne metta. Queste “ombre” stridono davvero troppo con la “luce” emanata dallo show.
Non si può non pensare a tutto questo guardando quest’edizione dell’olimpiade.
Lo confesso, ero uno di quelli che avrebbe voluto vedere i giochi boicattati. Per vedere che effetto fa organizzare la più grande festa del pianeta e ritrovarsi solo con due o tre invitati… che magari ti stanno anche sulle palle, ma che hai dovuto invitare per forza. Sarebbe stato divertente, ammettiamolo.
Però sacrificare lo sport, quello vero, sarebbe stato un’altro grande delitto. Ci sono atleti che lavorano intensamente ogni giorno, per quattro anni, per limare due o tre secondi dalla loro prestazione. Che non guadagnano cifre da capogiro e che sono fieri di portare i colori del proprio Paese sul petto, sperando poi di vederli sventolare sul gradino più alto del podio.
Vivere un mese all’interno di un villaggio in cui puoi trovare tutto il mondo, sfidare i migliori per essere il numero uno… dev’essere un qualcosa di unico, indescrivibile. Lo si legge negli sguardi dei “porta bandiera”, emozionati ma determinati. Se ci pensiamo bene, l’olimpiade è probabilmente la più alta espressione di civiltà a cui siamo riusciti, faticosamente ad arrivare… e bloccarla sarebbe stata una sconfitta per tutti. Ci saremmo arresi, senza combattere.
Avrei preferito vedere le olimpiadi da un’altra parte, sì… ma è andata così. Lasciamo perdere gli spettacoli sfarzosi (ma fondamentalmente vuoti) e mettiamo da parte i giochi. Concentriamoci sullo sport… Potremmo imparare parecchie cose.
Magari anche a vivere.