
Ogni volta che Tarantino si mette dietro alla macchina da presa, è un buon segno.
Un buon segno per chi ama il cinema, per chi ha voglia di evadere totalmente dalla realtà e godersi un gran bel film. Uno di quelli che poi racconti agli amici, che consigli, che appena puoi riguardi con piacere.
Inglorious Basterds è la pellicola che Quentin ha sempre sognato di fare: quella in cui è il cinema stesso a cambiare il corso degli eventi. Ha scelto dunque una delle pagine più buie della storia, la Seconda Guerra Mondiale… ma non per fare il solito film di guerra. Non sarebbe stato da lui, troppo facile. Ci ha voluto stupire ancora una volta, divertendosi a elaborare una sceneggiatura pazzesca, con meno azione di quanta ci si possa aspettare, ma con una potenza inaudita nei dialoghi. Saranno quelli a colpire più delle armi, più di ogni cosa.
Tarantino ha poi immaginato quali attori potessero interpretare quei personaggi, li ha chiamati e glieli ha letteralmente ”cuciti” sopra. Vedendo il film, avrete l’impressione che nessun altro, se non le persone che sono state chiamate, avrebbe potuto interpretare quei ruoli.
Un gruppo di ebrei americani pronti a tutto pur di mettere fine alla guerra… ma soprattutto farla pagare ai nazisti. A guidarli, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) che s’ispira alla filosofia degli Apache, rubando lo scalpo dei suoi nemici e marchiandoli con una svastica incisa sulla fronte. I suoi uomini sono Bastardi e non hanno paura di niente, figuriamoci di morire.
Chi invece la morte l’ha conosciuta in tenera età è Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), che da bambina vide il massacro di tutta la sua famiglia ad opera del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). Miracolosamente lei sfugge alla morte e riesce a rifuggiarsi a Parigi, luogo in cui assumerà una nuova identità e dove, crescendo, diventerà proprietaria di un piccolo cinema. Sarà proprio lì che cambierà la storia.
Tarantino c’è riuscito un’altra volta. Ha realizzato un film unico nel suo genere, in cui ci rende partecipi di tutta la sua passione per il cinema, coinvolgendoci in una storia incredibile, da vedere.
Le due ore e quaranta minuti passeranno con la rapidità di un proiettile e quando arriverà il momento dei titoli di coda… beh, difficilmente vi alzerete immediatamente dal vostro posto.
Un applauso particolare, inoltre, la Taverna lo riserva all’intero cast: un livello di recitazione altissimo, impossibile non notarlo.
Una piccola annotazione sul titolo: è un omaggio che il regista ha voluto fare a un film italiano del 1977 (Quel maledetto treno blindato, di Enzo G. Castellari) che negli USA uscì proprio con il titolo Inglorious Bastards. Tarantino, per una questione di diritti, ha chiamato la sua opera Inglorious Basterds, sostituendo la “a” con la “e”. Castellari compare anche in alcune sequenze nel ruolo di un generale nazista.
Ce l’hai fatta ancora.
Alla tua, Quentin.
Partiamo da «Corriere dei Piccoli: storie, fumetti e illustrazione per ragazzi», mostra curata da Giovanna Ginex e dedicata ai 100 anni della prima rivista a fumetti concepita in Italia. Fu proprio grazie a questa pubblicazione, nata il 27 dicembre 1908, che i fumetti arrivarono nel nostro Paese (anche se molto diversi: pensate infatti che nei primissimi numeri non c’erano le classiche “nuvolette” e i discorsi tra i personaggi erano interamente in rima baciata…). Nel corso degli anni, il Corrierino ha osptitato sulle sue pagine autori del calibro di Hugo Pratt, Altan e Tiziano Sclavi – giusto per citare i più noti – diventando un vero e proprio punto di riferimento per il fumetto italiano. Se abitate a Milano, passate alla Rotonda di via Besana e date un’occhiata a un pezzo di cultura italiano. Ne vale assolutamente la pena.


