Archivio per la categoria ‘film’

Bastardi senza gloria

19 Ottobre 2009

inglorious basterds

Ogni volta che Tarantino si mette dietro alla macchina da presa, è un buon segno.
Un buon segno per chi ama il cinema, per chi ha voglia di evadere totalmente dalla realtà e godersi un gran bel film. Uno di quelli che poi racconti agli amici, che consigli, che appena puoi riguardi con piacere.

Inglorious Basterds
è la pellicola che Quentin ha sempre sognato di fare: quella in cui è il cinema stesso a cambiare il corso degli eventi. Ha scelto dunque una delle pagine più buie della storia, la Seconda Guerra Mondiale… ma non per fare il solito film di guerra. Non sarebbe stato da lui, troppo facile. Ci ha voluto stupire ancora una volta, divertendosi a elaborare una sceneggiatura pazzesca, con meno azione di quanta ci si possa aspettare, ma con una potenza inaudita nei dialoghi. Saranno quelli a colpire più delle armi, più di ogni cosa.
Tarantino ha poi immaginato quali attori potessero interpretare quei personaggi, li ha chiamati e glieli ha letteralmente ”cuciti” sopra. Vedendo il film, avrete l’impressione che nessun altro, se non le persone che sono state chiamate, avrebbe potuto interpretare quei ruoli.

Un gruppo di ebrei americani pronti a tutto pur di mettere fine alla guerra… ma soprattutto farla pagare ai nazisti. A guidarli, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) che s’ispira alla filosofia degli Apache, rubando lo scalpo dei suoi nemici e marchiandoli con una svastica incisa sulla fronte. I suoi uomini sono Bastardi e non hanno paura di niente, figuriamoci di morire.
Chi invece la morte l’ha conosciuta in tenera età è Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), che da bambina vide il massacro di tutta la sua famiglia ad opera del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). Miracolosamente lei sfugge alla morte e riesce a rifuggiarsi a Parigi, luogo in cui assumerà una nuova identità e dove, crescendo, diventerà proprietaria di un piccolo cinema. Sarà proprio lì che cambierà la storia.

Tarantino c’è riuscito un’altra volta. Ha realizzato un film unico nel suo genere, in cui ci rende partecipi di tutta la sua passione per il cinema, coinvolgendoci in una storia incredibile, da vedere.
Le due ore e quaranta minuti passeranno con la rapidità di un proiettile e quando arriverà il momento dei titoli di coda… beh, difficilmente vi alzerete immediatamente dal vostro posto.
Un applauso particolare, inoltre, la Taverna lo riserva all’intero cast: un livello di recitazione altissimo, impossibile non notarlo.

Una piccola annotazione sul titolo: è un omaggio che il regista ha voluto fare a un film italiano del 1977 (Quel maledetto treno blindato, di Enzo G. Castellari) che negli USA uscì proprio con il titolo Inglorious Bastards. Tarantino, per una questione di diritti, ha chiamato la sua opera Inglorious Basterds, sostituendo la “a” con la “e”. Castellari compare anche in alcune sequenze nel ruolo di un generale nazista.

Ce l’hai fatta ancora.
Alla tua, Quentin.

Mancavano solo loro…

4 Ottobre 2009

A-Team, cast originale

«Nel 1972 gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam vennero ingiustamente condannati da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team

Non è certo un mistero che negli ultimi anni Hollywood abbia attinto a piene mani dal passato. Un po’ per cavalcare quell’effetto-nostalgia che si crea nel pubblico che è cresciuto proprio con quei personaggi (e che ora è diventato adulto), un po’ per semplice mancanza di nuove idee. Bisogna ammettere che alcune volte sono anche riusciti a compiere operazioni di tutto rispetto (vedi l’ottimo remake di Miami Vice diretto da Michal Mann), mentre in altri casi non è andata esattamente nel migliore dei modi. Per usare un eufemismo.
Ma Hollywood non si da per vinta ed è pronta a sfornare per il grande schermo nientemeno che la nuova versione dell’A-Team, ovviamente riveduta e corretta per i nostri giorni. Trattandosi di una serie culto (attualmente trasmessa su Fox Retro, canale 121 di Sky) alla quale molti di noi sono affezionati, ci auguriamo di non restare delusi…

Ecco la prima foto ufficiale:

Il nuovo Cast di A-Team

Il nuovo cast comprende Liam Neeson, Bradley Cooper, Sharlto Copely e Quinton Rampage Jackson.

Cliccando qui troverete altre info e immagini inerenti questa pellicola.
Che ne pensate?
Per quel che mi riguarda, ho solo una cosa da dire: Adoro i piani ben riusciti…

Bentornati, ragazzi.

Watchmen

19 Marzo 2009

watchmen-poster

Finalmente l’ho visto.
Tra influenze e impegni vari, stavo per perdere l’evento cinematografico dell’anno… almeno per me, ovvio.
Perché è chiaro che per chi non è un appassionato di fumetti può sembrare un blockbuster come un altro, uno di quei film da vedere solo perché seguito da una promozione spaventosa…

Invece per me e tanti altri Watchmen non sarà mai un’opera come le altre. Perché cambia tutto, scombina i piani, muove la prospettiva e la porta dove nessuno era mai arrivato prima. Sbattendoci in faccia la vita degli eroi e facendoci vedere come potrebbe essere così simile alla nostra… ovviamente fatte le dovute proporzioni.
Come concetto vi sembra semplice? In effetti lo è, ma solo Alan Moore ha avuto l’intuizione di creare quello che è unanimamente considerato come il più grande affresco narrativo dedicato al mondo dei supereroi, scomponendo il mito e lanciandolo in pasto alla gente. Per farla corta: Watchmen è la chiave di volta del fumetto, quello che ha idealmente segnato un “prima” e un “dopo”. Non è un caso se la rivista Time l’ha segnalato tra I migliori 100 romanzi in lingua inglese dal 1923 a oggi

watchmenVeniamo ora alla pellicola diretta da Zack Snyder, l’uomo che ha avuto il privilegio di portare al cinema prima 300 e poi questo, che come detto è considerato il capolavoro a fumetti.
Il film parte alla grande, mostrando una fedeltà impressionante all’opera di Moore e Gibbons… fin dai titoli di testa si percepisce che non sarà affatto un lungometraggio come gli altri. La storia prosegue in modo intenso, lo spettatore è catturato a ogni scena, ogni dialogo. Le immagini si fondono alla perfezione con una colonna sonora decisamente azzeccata, assolutamente aderente all’epoca in cui si svolgono i fatti, il 1985. La sensazione di paura, di una tragedia imminente è forte durante tutto il film… anche nei momenti di maggiore calma, rappresentata sempre in maniera molto apparente. Ogni scena è stata girata con una cura e una precisione davvero incredibile, ogni cosa è funzionale allo svolgimento della storia… persino i dettagli più piccoli, che riescono a farti calare perfettamente in un mondo popolato da eroi mascherati. Eroi talmente umani che si arriverà anche a odiarli a un certo punto… talmente sono simili a noi. Il finale è stato cambiato, ma va bene così. Oggettivamente, considerata l’opera, fare meglio sarebbe stato impossibile.
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Francamente non avrei mai pensato di poter vedere Watchmen al cinema, anzi sono sempre stato tra i più accesi sostenitori che un film del genere non si sarebbe dovuto fare. Perché i rischi erano tantissimi, molti più che nelle altre pellicole tratte dai comics… qui era molto più facile sbagliare che fare un buon lavoro. Eppure, Hollywood è riuscita a stupirmi. Un gruppo di attori sconosciuti ma in gamba, sceneggiatori capaci e un buon regista sono riusciti a dar vita a… beh, ve l’ho detto. A uno dei più grandi fumetti mai scritti.

Prima vi ho parlato della colonna sonora.. Giusto per farvi rendere conto di cosa stiamo parlando, riporto la tracklist completa:

1. Desolation Row – My Chemical Romance
2. Unforgettable – Nat King Cole
3. The times they are a-changin’ – Bob Dylan
4. The sound of silence – Simon & Garfunkel
5. Me & Bobby McGee – Janis Joplin
6. I’m your boogie man – KC and The Sunshine band
7. You’re my thrill – Billie Holiday
8. Pruit Igoe & prophecies – The Philip Glass Ensemble
9. Hallelujah – Leonard Cohen
10. All along the watchtower – Jimi Hendrix
11. Ride of the Valkyries – Budapest Symphony Orchestra
12. Pirates Jenny – Nina Simone

Che siate appassionati oppure no, appena avete tempo date un’occhiata a questo film, datemi retta.
Sicuramente sono stato di parte e totalmente privo di obiettività…. ma sapete una cosa? Questa volta non m’interessa affatto.

Mancano cinque minuti a mezzanotte…

Frost/Nixon: il duello

6 Marzo 2009

frost-nixon-langella-sheenIl dibattito televisivo più sorprendente della storia americana diventa un film, girato in maniera decisamente diversa rispetto alle precedenti opere del regista, Ron Howard. Una pellicola-documentario sui giorni che sconvolsero – nel vero senso della parola – la storia della televisione americana.

Siamo nel 1974 e Richard M. Nixon ha appena rassegnato, in diretta televisiva nazionale, le sue dimissioni dalla carica di Presidente degli Stati Uniti a seguito dell’inchiesta denominata Watergate.
L’evento viene seguito da milioni di persone in tutto il mondo, mai prima di quel momento si era verificato un fatto del genere… dunque perché non sfruttarlo commercialmente?
L’idea di David Frost era proprio questa: cavalcare l’onda emotiva popolare che sarebbe seguita da queste dimissioni per creare il più sensazionale spettacolo che la televisione avesse mai visto prima: un’intervista con lui, Nixon.
L’uomo più odiato d’America. Se fosse riuscito a realizzare questo progetto, le porte dello show-business a stelle e strisce si sarebbero definitivamente spalancate per lui, intrattenitore inglese che ogni tanto lavorava anche in Australia. Un presentatore, non certo un giornalista politico. Passarono tre anni prima che lo staff dell’ex Presidente accettasse (dietro lauto compenso) questa serie di incontri televisivi: quattro appuntamenti in cui Nixon avrebbe detto le sue verità sugli anni presidenziali, il Vietnam, la Cambogia, il Watergate. Ovviamente, però, a modo suo.
L’ex Presidente non era certo uno sprovveduto, se aveva deciso di accettare queste quattro puntate è perché in cuor suo sapeva che sarebbe riuscito a sopraffare un giornalista molto più avvezzo all’enterteinment che alla politica… insomma, era un’ottima occasione per ricostruirsi l’immgine agli occhi del mondo intero. Almeno così credeva.

Quello che maggiormente colpisce è che il concetto stesso di duello venga reso in maniera perfetta all’interno del film: ogni intervista viene preparata proprio come se i due protagonisti dovessero realmente scontrarsi su un ring, con tanto di allenamenti (le ricerche da un lato, le precauzioni dall’altro) e studi dell’avversario. A un certo punto non erano più intervistatore e intervistato, ma due pugili che lottavano con tutte le loro forze per vincere la battaglia più dura che avessero mai affrontato. Colpi bassi, domande a sorpresa, risposte spiazzanti. L’interpretazione di Frank Langella nel ruolo di Nixon è da applausi, sicuramente una delle cose migliori del film.

Una buona pellicola, tutto sommato, al quale però manca un po’ di ritmo. Non riesco ancora a capire se dipenda dalla regia o dalla sceneggiatura, fatto sta che è come se mancasse quel qualcosa in grado di fargli fare quel piccolo salto di qualità necessario a diventare un gran bel film. Di certo è davvero interessante vedere come a distanza di anni, gli americani non abbiano ancora perdonato Nixon, considerato probabilmente una ferita ancora aperta nella storia a stelle e strisce.

Il curioso caso di Benjamin Button

21 Febbraio 2009

Benjamin ButtonImmaginate di passare la vostra infanzia in una casa di riposo per persone anziane.
Di avere come compagni di giochi gente che ha abbondantemente superato la settantina… e nonostante tutto, apparire più vecchi di loro. Il curioso caso di Benjamin Button racconta la storia di un bambino nato vecchio, con tutti i problemi e i malori che accompagnano quella che per tutti è la fase finale della vita. Ebbene, lui l’ha vissuta durante i suoi primi anni, avendo un organismo con funzioni totalmente contrarie alle leggi della natura: col passare degli anni, mentre le persone normali invecchiavano, lui diventava sempre più giovane, ribaltando completamente il normale ciclo vitale di un qualsiasi essere vivente.

Mentre a tutti gli altri comparivano le rughe, a lui sparivano.

Questo, a grandi linee, è il concetto che viene sviluppato all’interno del film. Un buon prodotto, tutto sommato, che sarebbe potuto essere  ottimo se il regista e gli sceneggiatori non si fossero dilungati così tanto con la trama.
L’idea che viene proposta non è affatto male e va datto merito a Brad Pitt di aver interpretato in maniera convincente Benjamin in tutte le sue età: cosa tutt’altro che semplice considerando che se la mente era quella di un bambino, il corpo invece rispecchiava un ottantenne. Anche il resto del cast è di buon livello, Cate Blanchett oltre a essere una donna affascinante è perfetta per la parte che le è stata assegnata. Fincher fornisce una grande regia, riuscendo a dare un buon risalto ai comprimari che di volta in volta ruotavano all’interno della casa di riposo…

…ma il film è davvero troppo lungo. Probabilmente se fosse durato almeno un paio d’ore e  avesse avuto soprattutto un ritmo meno lento, sarebbe stato uno di quei film da riguardare con piacere, anche in dvd. Eppure hanno allungato decisamente troppo il brodo, la parte centrale della pellicola sembra non passare mai e alcune scene – a mio avviso – risultano fin troppo noiose.  Troppo prolisso, la storia non giustifica le tre ore di proiezione.

La visione comunque è consigliata, sicuramente è un film da vedere almeno una volta. Se non altro per assistere a uno dei momenti più alti della cinematografia di Fincher: l’uomo che viene colpito dal fulmine. Non c’entra nulla né con la trama né con tutto il resto… ma è talmente geniale che merita di essere citato in tutte le recensioni del mondo.

Amici nostri

14 Gennaio 2009

amici_mieiCi sono due o tre cose che, a mio avviso, non vanno assolutamente toccate.
Tra queste, alcuni film, che più li vedi e più entrano a far parte della tua vita, integrandosi con i pensieri e le azioni di tutti i giorni, che anche se non te ne rendi conto, probabilmente quel determinato film rimarrà sempre una parte di te. Magari perché è legato a un periodo particolare, oppure semplicemente perché siamo di fronte a un capolavoro.
Tra i capolavori del cinema italiano, sicuramente c’è Amici Miei, straordinaria pellicola diretta da Mario Monicelli con attori del calibro di Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Bernard Blier. Un film che sicuramente avrete visto e apprezzato anche voi almeno un paio di volte, ne sono convinto.

C’è dunque veramente bisogno di girare oggi, dopo 30 anni, un prequel con Christian De Sica e il resto della comitiva dei cosiddetti cinepanettoni? Io capisco bene che un marchio come quello di Amici Miei possa ancora risultare commerciale, ma un’operazione del genere non ha veramente senso… lasciamo stare quel capolavoro lì, tra i grandi classici della nostra cinematografia, senza andare per forza a rifarlo in maniera sicuramente peggiore.
Per carità, nulla contro De Sica & co., certamente seri professionisti e impareggiabili in un determinato filone cinematografico (che personalmente apprezzo pure)… ma proprio non c’entrano niente con Tognazzi e Noiret.
Verrebbe fuori un qualcosa di forzato, di finto, di niente.

In Toscana, addirittura, stanno raccogliendo firme per impedire questa sorta di remake/prequel. Su Facebook c’è un gruppo piuttosto numeroso che ce l’ha col produttore (Aurelio De Laurentiis) e con i probabili attori… insomma, neanche sono iniziate le riprese che già iniziano i mugugni.

Personalmente, spero anch’io che questo progetto salti. Perché quello è uno di quei film che non puoi toccare e che – secondo me – ha senso solo in quel periodo, con quegli attori e quell’Italia.
Se proprio si vuole fare un omaggio, magari riportiamo al cinema la versione originale rimasterizzata, oppure ricordiamoci che noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifurto, per esempio.

Se non ci avete capito niente, sapete che film affittare stasera…

Il Cavaliere Oscuro

28 Luglio 2008

Ho aspettato qualche giorno prima di postare una recensione/commento a questo film.
Perché parlare di questo nuovo capitolo del Batman cinematografico non è affatto semplice, in quanto ci ritroviamo di fronte a un qualcosa di completamente nuovo per il genere supereroistico, un vero e proprio punto e a capo con tutto ciò che c’è stato prima del 23 luglio 2008.

Christopher Nolan riesce a fare il definitivo salto di qualità dal punto di vista della regia (meno caotica del solito), riuscendo a immergersi nella leggenda del Cavaliere Oscuro, attingendo a piene mani dalle più grandi opere a fumetti realizzate sul personaggio (The Long Halloween su tutti, ma anche Year One e un pizzico di atmosfera da Gotham Central) e dimostrando di aver compreso la vera natura del mondo di Batman: poco supereroistico e molto urbano. Nel film si respira un grande senso di realismo, sceneggiatori e regista evidentemente hanno puntato molto su questo aspetto. Il tutto appare infatti quantomeno verosimile, plausibile… anche grazie a un cast di attori spaventosamente bravo.
Christian Bale (Batman/Bruce Wayne) è sempre più convincente, ormai è lui il Cavaliere Oscuro. L’unico difetto, sottolineato tra l’altro da più parti, riguarda il suo doppiaggio italiano… diciamo che si poteva sicuramente fare molto meglio, mettiamola così. 
Gary Oldman è invece assolutamente perfetto nei panni del Tenente Jim Gordon, al quale finalmente viene concesso lo spazio che merita. Nei precedenti film, sia sotto la gestione Burton che successivi, Gordon ha sempre avuto un ruolo meramente marginale… Nolan però ha colmato anche questa lacuna.
Harvey Dent è il volto pulito di Gotham e nel film è interpretato da un sorprendente Aaron Eckhart.

Saranno loro tre a stringere una storica alleanza per fronteggiare l’ondata mafiosa che sta devastando Gotham City. Si porranno in prima linea per difendere l’anima di una città marcia fino al midollo… da lui.
Dal più grande criminale che abbia mai calpestato le strade di Gotham: Heath Ledger, Joker.

Nell’ultimo film della sua purtroppo breve carriera, questo straordinario attore ci regala un’interpretazione da Oscar. Ho sempre pensato che Joker, anche dal punto di vista estetico, non dovesse apparire troppo buffo o simpatico… ma darti quel senso di inquietudine che si può provare nel ritrovarsi di fronte un pazzo omicida. Basti pensare che stiamo parlando dello stesso personaggio che nei fumetti ha ucciso Robin a sprangate, oppure che ha costretto Batgirl su una sedia a rotelle, spezzandogli la spina dorsale a colpi di pistola…  Ledger ha fatto un lavoro mostruoso, si è calato alla perfezione nei panni del più grande nemico di Batman, catturando la sua essenza folle e anarchica, rendendolo il vero fulcro del film.
La mimica, gli scatti, lo sguardo. Quella risata, isterica, terrorizzante… a tratti disperata.

Ci vorrà una grande prova di forza per contrastare un nemico del genere e nel fare ciò Batman subirà perdite importanti, fondamentali per lui. Il finale poi, è da brividi, di quelli che non ti aspetti.

Quelli bravi diranno che si tratta di un ottimo gangasta-movie.
Altri ancora che si tratta di uno dei migliori film tratti da un fumetto di supereroi.
Qualcuno addirittura che si tratta di un’opera buona ma sopravvalutata.

Per quel che mi riguarda, è sicuramente il miglior film dell’anno.
Ho visto un’intera sala del Warner Village applaudire alla fine della proiezione… ed è la prima volta che mi capita di assistere a una scena del genere per un film di supereroi.
La più grande vittoria di Batman, probabimente è stata proprio questa.

Who watches the WATCHMEN?

19 Luglio 2008

Il fumetto che negli anni 80 rivoluzionò completamente il modo di concepire l’arte sequenziale.

Una visione unica di quello che sarebbe diventato il mondo dei supereroi.

Un autore visionario e geniale come Alan Moore ai testi.

Una delle più importanti graphic novel mai concepite.

Signore e signori, ecco a voi il trailer di WATCHMEN:

La regia è di Zack Snyder, che ha firmato insieme a Frank Miller l’ottimo 300.

Se il film viene bello la metà del fumetto, potremmo ritrovarci per le mani un capolavoro.

Hellboy II – The Golden Army

11 Luglio 2008

Partiamo da un presupposto.
Guillermo Del Toro è un gran coatto. Ma uno di quelli veri, altro che storie.
Proprio per questo è stata la miglior scelta possibile per la regia di un film dedicato a Hellboy – uno di quei fumetti poco conosciuti al grande pubblico, ma che non può non colpirti sfogliandolo, conoscendolo meglio.

Perché Mike Mignola, autore navigato e conoscitore dei meccanismi della fantasia, ha creato un personaggio dannatamente forte. Uno di quelli che ti fa sorridere a mezza bocca quando lo vedi in azione, che ti fa ripetere le frasi che dice perché sono da duro… ma non solo questo ovviamente. Le ambientazioni gotiche, quasi steampunk, che mischiavano sapientemente vari generi per poi congiungere in qualcosa di diverso.
Al quale, tuttavia, mancava ancora quella piccola spinta verso la consacrazione definitiva.

Ora è arrivata.

Del Toro prende in mano la situazione e trasferisce il tutto sul grande schermo. Attingendo dal fumetto, certo, ma anche e soprattutto dai personaggi. Leggendoli a più livelli e tirandogli fuori quello che hanno dentro, facendo esplodere la loro energia in due film che ci restituiscono un personaggio tirato a lucido, pronto per nuove avventure e nuovi media.
Pronto ad abbandonare le sue classiche storie per vedere cosa combina in altre situazioni, talmente distanti da lui che sembra quasi stonare la in mezzo… beh, niente di più falso. Red se la cava alla grande, dobbiamo ammetterlo. Del resto è un tipo tosto, si sa.

In questo secondo capitolo, lo vediamo alle prese con una storia dai chiari connotati fantasy. nei quali Hellboy, come detto, riesce a districarsi piuttosto bene. Il suo antagonista è il Principe Nuada (personaggio in evidente debito, almeno per quanto riguarda il look, con i più famosi racconti o videogiochi del genere), stanco di nascondersi agli occhi dell’umanità e desideroso di riprendere in mano le redini del mondo, come – si lascia intuire – avvenne secoli fa da parte del suo popolo, evidentemente una delle razze padrone della Terra. Tutto ciò prima che suo padre. Re Balor, firmasse un trattato di pace con la razza umana, dando di fatto il pieno controllo del pianeta agli uomini. Prima però che ciò accadesse, Balor contribuì a creare l’Armata d’Oro, un esercito di costrutti meccanici animati dalla magia, apparentemente inarrestabili.
Nuada vuole prendere il posto del comando e per farlo è disposto sia a svegliare il temibile esercito robotico, comandandolo grazie a una speciale corona magica… ma anche a sacrificare le persone a lui più care, se dovessero intromettersi in questa vicenda. Perché questa è la sua missione ed eventuali intoppi non possono essere minimamente conteplati… nemmeno se di fronte hai lo sguardo fiero di tuo padre. O il sorriso di tua sorella. Con lui o contro di lui, questa sembra essere la sua filosofia.

Se tutto ciò non dovesse bastarvi, sappiate che Red si ritroverà anche alle prese con un nuovo capo (Johann Krauss, sicuramente uno dei personaggi più divertenti), un’inaspettata popolarità conferitagli dai media (ma non sarà esattamente una cosa positiva) e… beh, lasciatemelo dire: la scena madre del film.

Hellboy e il suo migliore amico (l’uomo-pesce, per interderci), buttati per terra ai piedi di un letto a scolarsi litri di birra, cantando a squarcia gola una struggente canzone romantica (“Can’t smile without you”) per cercare di dimenticare le loro rispettive pene d’amore… credetemi, solo quella sequenza vale il costo del biglietto.

I dialoghi sono magistrali. Serrati, corti, efficaci.
In grado di penetrare sia l’attenzione del proprio interlocutore che quella dello spettatore, incutendo la stessa sensazione di rispetto.
Della regia abbiamo già parlato… straordinaria. Del Toro si è superato, proponendo inquadarture magnifiche che esaltavano la scena, prendendo sì spunto dalla scuola fumettistica (probabilmente per alcune inquadrature) ma anche dai più recenti film d’azione. Per quanto riguarda la storia, che vi ho brevemente accennato, è sicuramente molto godibile anche se non si è visto il primo film. A mio avviso in alcuni punti meritava forse qualche piccolo approfondimento… diciamo che una ventina di minuti in più al film non sarebbero guastati, soprattutto nella parte centrale. Mi aspetto dunque un’importante edizione in dvd che renda il tutto perfetto.

Gli effetti speciali sono sicuramente un livello sopra gli attuali standard… e lo schermo del cinema non può che esaltare tutto ciò. Impressionante l’Angelo della Morte, curato in ogni minimo particolare.

E poi c’è lui.
Ron Perlman.
L’uomo che si cela dietro i chili di trucco rosso di Hellboy… come non citarlo? Probabilmente con questa serie ha trovato la sua dimensione ideale, riuscendo a dare il meglio di sè sia dal punto di vista della recitazione (grande interpretazione di dialoghi, espressioni e movenze) che della mimica. Da applausi il suo lavoro… sa come tenere la scena, c’è poco da fare. Riempie lo schermo e lo prende a calci, tanto per far capire a tutti chi è che comanda. Il tutto, ovviamente, fumando un buon sigaro cubano…e guai a chi glielo tocca.
Un’altro gran coatto, insomma, perfettamente calato nei panni del demone buono…
Già, buono. Ma fino a quando resterà tale?

La domanda rimarrà sospesa lungo buona parte del film. E nonostante nessuno voglia credere a un’evidente destino, purtroppo già segnato, al momento la domanda rimane lì. Perché ora non c’è tempo nè per dare risposte nè per fare ipotesi… bisogna salvare il mondo. La Terra, certo.
Ma anche il mondo di Red, quello privato. Che per un lungo, interminabile attimo, ha iniziato a scricchiolare pericolosamente…

Il 16 luglio Hellboy II – The Golden Army esce in tutti i cinema…  se avete del tempo, organizzatevi e dategli un’occhiata. Scommettoche uscirete soddisfatti (magari canticchiando Can’t smile without you… ci vorranno giorni prima che ve la toglierete dalla testa) e con la voglia di saperne di più sul personaggio…. oppure vi andrà semplicemente di fumarvi un sigaro, chissà. Magari Red vi convince anche a fare questo…
E pensare che c’è chi li chiama ancora giornaletti…

*Un ringraziamento particolare a S3keno, Silvia, lo staff della “Way to Blue” e i ragazzi della Universal Pictures

L’incredibile Hulk

25 Giugno 2008

Trasportare dal fumetto al cinema un personaggio come Hulk, non è affatto semplice. Non tanto per stupire lo spettatore con la famosa trasformazione in cui diventa un gigante verde… quanto per il fatto che è un personaggio dalla psicologia davvero particolare.

Nei fumetti è stata ben fotografata dallo scrittore Peter David, che nel corso degli anni ha scavato a fondo nella mente del dott. Bruce Banner (vero nome del personaggio), in cui i lettori sono stati coinvolti nella fuga disperata di un uomo. Dall’esercito degli Stati Uniti, che ne vorrebbe fare un’arma. Dalla sua vita precedente, diventata ormai ingestibile. Da lei, Betty Ross, l’unica donna in grado di guardare oltre il mostro e desiderosa di salvare l’anima del suo amato, intrappolata in una montagna verde. Ma averla accanto vuol dire esporla a un pericolo continuo… dunque via, anche da lei.

Bruce vuole soprattutto scappare da sé stesso, liberarsi di Hulk. Una maledizione, non un eroe… una condanna, non un potere. Ci troviamo dunque davanti a un uomo solo, tormentato e in continua lotta contro una parte di sé “incredibile”, pronta a sfuggire al suo controllo in qualsiasi momento, senza alcun preavviso.. scatenando la più grande furia che abbia mai calcato la Terra.

Questo, in soldoni, è un brevissimo ritratto del personaggio, che sicuramente molti di voi non avvezzi al mondo del fumetto ricorderanno per l’omonima serie televisiva degli anni ‘80 interpretata da Bill Bixbi (Bruce Banner) e dal culturista italo-americano Lou Ferrigno (Hulk).

Ma torniamo al film.
Qualche anno fa, Ang Lee provò a portare il gigante verde al cinema, ma il risultato fu davvero pessimo: un cast evidentemente sbagliato, una regia che forse si concedeva troppi virtuosismi e una trama che faceva acqua da tutte le parti. Ricordo ancora l’espressione attonita della mia ex ragazza una volta usciti dal cinema: dopo averle parlato per settimane di Hulk e di quanto fosse sottovalutato, probabilmente mi prese per matto. Un film da dimenticare, insomma.

Questo invece è diverso. La Marvel fa mea culpa e chiede scusa a tutti sfornando un film di ottimo livello, affidato a un buon regista (Louis Letterier), a un cast finalmente all’altezza della situazione (Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, William Hurt) e a una batteria di sceneggiatori che attinge a piene mani da anni di storie a fumetti, riuscendo – come nel caso di Iron Man – a catturare parte dell’essenza del personaggio, ricreando quello spirito tormentato e pieno d’azione che conquistò milioni di lettori in tutto il mondo.

Film come questo dimostrano che una trama appassionante, curata nei minimi particolari e realizzata da gente capace, può riuscire a sostenere un film in cui sostanzialmente il protagonista è un tizio enorme, verde che spacca tutto. Certo, la battaglia centrale in cui c’è lo scontro tra Hulk e il cattivo di turno appare un po’ troppo simile ad altri film del genere e un paio di limature qua e la andrebbero fatte… ma va bene così, non tiriamo troppo la corda.

Hulk spacca… e lo fa di brutto. Fidatevi.