
Partiamo da un presupposto.
Guillermo Del Toro è un gran coatto. Ma uno di quelli veri, altro che storie.
Proprio per questo è stata la miglior scelta possibile per la regia di un film dedicato a Hellboy – uno di quei fumetti poco conosciuti al grande pubblico, ma che non può non colpirti sfogliandolo, conoscendolo meglio.
Perché Mike Mignola, autore navigato e conoscitore dei meccanismi della fantasia, ha creato un personaggio dannatamente forte. Uno di quelli che ti fa sorridere a mezza bocca quando lo vedi in azione, che ti fa ripetere le frasi che dice perché sono da duro… ma non solo questo ovviamente. Le ambientazioni gotiche, quasi steampunk, che mischiavano sapientemente vari generi per poi congiungere in qualcosa di diverso.
Al quale, tuttavia, mancava ancora quella piccola spinta verso la consacrazione definitiva.
Ora è arrivata.
Del Toro prende in mano la situazione e trasferisce il tutto sul grande schermo. Attingendo dal fumetto, certo, ma anche e soprattutto dai personaggi. Leggendoli a più livelli e tirandogli fuori quello che hanno dentro, facendo esplodere la loro energia in due film che ci restituiscono un personaggio tirato a lucido, pronto per nuove avventure e nuovi media.
Pronto ad abbandonare le sue classiche storie per vedere cosa combina in altre situazioni, talmente distanti da lui che sembra quasi stonare la in mezzo… beh, niente di più falso. Red se la cava alla grande, dobbiamo ammetterlo. Del resto è un tipo tosto, si sa.
In questo secondo capitolo, lo vediamo alle prese con una storia dai chiari connotati fantasy. nei quali Hellboy, come detto, riesce a districarsi piuttosto bene. Il suo antagonista è il Principe Nuada (personaggio in evidente debito, almeno per quanto riguarda il look, con i più famosi racconti o videogiochi del genere), stanco di nascondersi agli occhi dell’umanità e desideroso di riprendere in mano le redini del mondo, come – si lascia intuire – avvenne secoli fa da parte del suo popolo, evidentemente una delle razze padrone della Terra. Tutto ciò prima che suo padre. Re Balor, firmasse un trattato di pace con la razza umana, dando di fatto il pieno controllo del pianeta agli uomini. Prima però che ciò accadesse, Balor contribuì a creare l’Armata d’Oro, un esercito di costrutti meccanici animati dalla magia, apparentemente inarrestabili.
Nuada vuole prendere il posto del comando e per farlo è disposto sia a svegliare il temibile esercito robotico, comandandolo grazie a una speciale corona magica… ma anche a sacrificare le persone a lui più care, se dovessero intromettersi in questa vicenda. Perché questa è la sua missione ed eventuali intoppi non possono essere minimamente conteplati… nemmeno se di fronte hai lo sguardo fiero di tuo padre. O il sorriso di tua sorella. Con lui o contro di lui, questa sembra essere la sua filosofia.
Se tutto ciò non dovesse bastarvi, sappiate che Red si ritroverà anche alle prese con un nuovo capo (Johann Krauss, sicuramente uno dei personaggi più divertenti), un’inaspettata popolarità conferitagli dai media (ma non sarà esattamente una cosa positiva) e… beh, lasciatemelo dire: la scena madre del film.
Hellboy e il suo migliore amico (l’uomo-pesce, per interderci), buttati per terra ai piedi di un letto a scolarsi litri di birra, cantando a squarcia gola una struggente canzone romantica (“Can’t smile without you”) per cercare di dimenticare le loro rispettive pene d’amore… credetemi, solo quella sequenza vale il costo del biglietto.
I dialoghi sono magistrali. Serrati, corti, efficaci.
In grado di penetrare sia l’attenzione del proprio interlocutore che quella dello spettatore, incutendo la stessa sensazione di rispetto.
Della regia abbiamo già parlato… straordinaria. Del Toro si è superato, proponendo inquadarture magnifiche che esaltavano la scena, prendendo sì spunto dalla scuola fumettistica (probabilmente per alcune inquadrature) ma anche dai più recenti film d’azione. Per quanto riguarda la storia, che vi ho brevemente accennato, è sicuramente molto godibile anche se non si è visto il primo film. A mio avviso in alcuni punti meritava forse qualche piccolo approfondimento… diciamo che una ventina di minuti in più al film non sarebbero guastati, soprattutto nella parte centrale. Mi aspetto dunque un’importante edizione in dvd che renda il tutto perfetto.
Gli effetti speciali sono sicuramente un livello sopra gli attuali standard… e lo schermo del cinema non può che esaltare tutto ciò. Impressionante l’Angelo della Morte, curato in ogni minimo particolare.
E poi c’è lui.
Ron Perlman.
L’uomo che si cela dietro i chili di trucco rosso di Hellboy… come non citarlo? Probabilmente con questa serie ha trovato la sua dimensione ideale, riuscendo a dare il meglio di sè sia dal punto di vista della recitazione (grande interpretazione di dialoghi, espressioni e movenze) che della mimica. Da applausi il suo lavoro… sa come tenere la scena, c’è poco da fare. Riempie lo schermo e lo prende a calci, tanto per far capire a tutti chi è che comanda. Il tutto, ovviamente, fumando un buon sigaro cubano…e guai a chi glielo tocca.
Un’altro gran coatto, insomma, perfettamente calato nei panni del demone buono…
Già, buono. Ma fino a quando resterà tale?
La domanda rimarrà sospesa lungo buona parte del film. E nonostante nessuno voglia credere a un’evidente destino, purtroppo già segnato, al momento la domanda rimane lì. Perché ora non c’è tempo nè per dare risposte nè per fare ipotesi… bisogna salvare il mondo. La Terra, certo.
Ma anche il mondo di Red, quello privato. Che per un lungo, interminabile attimo, ha iniziato a scricchiolare pericolosamente…
Il 16 luglio Hellboy II – The Golden Army esce in tutti i cinema… se avete del tempo, organizzatevi e dategli un’occhiata. Scommettoche uscirete soddisfatti (magari canticchiando Can’t smile without you… ci vorranno giorni prima che ve la toglierete dalla testa) e con la voglia di saperne di più sul personaggio…. oppure vi andrà semplicemente di fumarvi un sigaro, chissà. Magari Red vi convince anche a fare questo…
E pensare che c’è chi li chiama ancora giornaletti…
*Un ringraziamento particolare a S3keno, Silvia, lo staff della “Way to Blue” e i ragazzi della Universal Pictures