
Vi dico la verità.
Alla fine pensavo che ce l’avremmo fatta.
Nonostante Toni in 4 partite si sia mangiato 100 gol, nonostante Cassano continui a essere l’eterna promessa del calcio italiano (grandi numeri, sì, ma stringi stringi… che rimane?), nonostante la sfiga che ci ha perseguitati sin dal primo giorno di ritiro a Coverciano, con l’infortunio a Cannavaro.
Alla fine un modulo più o meno adatto a questa squadra era stato trovato: meno estro e fantasia, più muscoli e cervello. Ce l’hanno messa tutta quelli che sono scesi in campo, la qualificazione la volevano e si poteva tranquillamente prendere… ma alla lunga, alcune cose le paghi.
La codizione fisica deficitaria, ad esempio. Oppure una guida tecnica poco carismatica, che alla fine avrà pure concluso la partita con 3 punte, ma è anche vero che non si è capito perché non ha voluto rischiare Borriello per Toni. L’attaccante del Bayer in questo mese scarso è stato l’ombra di se stesso e almeno nei supplementari si sarebbe potuto provare il giocatore del Milan, il quale non avendo giocato nemmeno 1 minuto dall’inizio della competizione, magari avrebbe messo in campo una rabbia e una freschezza che nel numero 9 non siamo proprio riusciti a vedere.
Ma ovviamente buttare la croce addosso a Toni sarebbe stupido, i problemi sono altri è chiaro.
Chiariamo una cosa: la Spagna ha meritato il passaggio ai quarti, hanno avuto molte più occasioni di noi e un possesso palla quasi snervante. Non è una squadra di fenomeni, ma al momento è chiaramente superiore a un’Italia che non è riuscita a smaltire le scorie del campionato, delle polemiche e degli sbagli del commissario tecnico. Per non parlare della fortuna, generosa e abbondante in Germania nel 2006 e totalmente assente in Austria e Svizzera nel 2008… e vabbè. È andata così.
Da domani probabilmente si volterà pagina, con Abete che potrà finalmente cacciare Donadoni (non l’ha mai sopportato, se l’è ritrovato e ha fatto buon viso a cattiva sorte) e annunciare il ritorno di Lippi, con cui la Federazione ha ben più di una stretta di mano.
Un accordo di massima c’è già e alcune voci dicono che se fosse dipeso interamente dal presidente della FIGC, molto probabilmente il cambio di guida tecnica ci sarebbe stato verso l’inizio del 2008.
Ma queste sono voci e discorsi vuoti, chiacchiere da bar.
Ora che nessuno però provi a prendersela con De Rossi o Di Natale: loro il coraggio di andare sul dischetto ce l’hanno avuto e non è certo per colpa loro se siamo usciti.
Mancava la cosiddetta “fame” sportiva, quella ti fa correrre, dannare, sputare e correre ancora, anche dopo il fischio dell’arbitro. Perché le motivazioni, nel calcio come nella vita, sono tutto.
E adesso?
Adesso qui alla Taverna abbiamo deciso di tifare per l’unico, grande conoscitore di calcio presente agli europei: Gus Hiddink, il “mago”.
Ha insegnato (questo è il termine adatto) calcio in Corea del Sud, Australia e Russia… e proprio con quest’ultima squadra sta facendo riconciliare tanti sportivi al gioco del calcio. Quello vero, fatto di passaggi stretti, sovrapposizioni, grinta e ordine.
Quest’anno però ha un qualcosa in più rispetto alle altre manifestazioni: una squadra di talento. Se fosse lui ad alzare la Coppa d’Europa, sarebbe una vittoria pazzesca.



