Forse non tutti sanno che a Roma esce un quotidiano un po’ particolare: si chiama “Il Romanista” e – come intuirete dal titolo – si dedica interamente alla squadra giallorossa. Essendo io sia un tifoso che un appassionato di giornalismo, ho seguito questa pubblicazione fin dagli esordi, poco più di tre anni fa. Ho trovato un’informazione sportiva sempre puntuale e molto dettagliata, che ha sempre cercato di pubblicare inchieste e approfondimenti sul mondo del calcio, anche in tempi in cui dire determinate cose era decisamente “scomodo”. Per tanti motivi che solo successivamente sono poi arrivati alla luce del sole. Nel corso degli anni, il quotidiano è cresciuto molto, diventando a tutti gli effetti un patrimonio della città: ecco che infatti si arricchisce con un ricco apparato dedicato alla cronaca cittadina. Non più solo sport, ma anche uno sguardo a cosa succede nei quartieri, tra le strade. Il tutto, fatto sempre con una professionalità davvero evidente. Eppure, a qualcuno il successo di questo giornale da fastidio. Perché dice le cose come stanno, senza filtri. Perché è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno nel panorama radio-giornalistico romano, che ha creato non pochi problemi a chi usa il nome della Roma unicamente per profitto e non per scopi informativi.
Riporto un articolo (non firmato) apparso qualche giorno fa su “L’Unità”, giornale che solitamente non leggo, ma che si è interessato alla questione:
Solo a Roma poteva nascere un giornale come Il Romanista. Qua dove il calcio è la cosa più importante al mondo, per i romanisti il mondo è solo giallo e rosso. “Il quotidiano dei tifosi più tifosi al mondo” fu la fulminazione che venne a Riccardo Luna, ex Corriere dello Sport, che lavorò un anno per mettere assieme un pool di imprenditori disposti a finanziare la sua scommessa. Pronti, via: un successone. Redazione ridottissima, la scommessa diventà realtà. Una realtà ingombrante che sconquassa il mondo delle radio e dei gruppi del tifo più caldo: quelli per cui la Roma è soprattutto un business, un lavoro con cui campare. E proprio da qui arriva il nemico, più nemico: quel “Marione” Corsi, estremista di destra con gravi precedenti penali, che si è “ricicciato” come star delle onde medie giallorosse. I suoi rapporti con la società sono così forti che i giocatori parlano con lui anche quando sono in silenzio stampa. E a Marione “Il Romanista” di Luna non piace. Troppo contro, troppo moralista. Decide di fargli la guerra e fare pressioni sulla società perché la guerra gliela faccia anch’essa. E così da un anno i giocatori della Roma non danno interviste al Romanista, le campagne pubblicitarie (Wind in testa) vanno su tutti i quotidiani tranne che sul Romanista. Come ricorda Luna nel suo editoriale d’addio: “Hanno convinto il lattaio a non portarci più il latte”. Il giornale è in difficoltà, soprattutto finanziarie, da mesi si parla di un addio di Luna (al suo posto si era parlato di Roberto Renga del Messaggero) che si sacrifica per far sopravvivere la sua “creatura”. In tutto questo arriva il commento di Marione Corsi: “Le dimissioni di Luna? Non me le accollate, io non sono così potente, comunque sono felice”. (L’Unità)
Per quanto riguarda me, non posso far altro che dare la massima solidarietà a tutta la redazione del giornale e al suo direttore dimissionario. Non mollate.