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Frammenti d’estate/2: It’s only rock’n'roll…

4 Settembre 2009

Piccolo diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Osheaga Festival 2009Ritrovarsi in un festival rock, con i tuoi amici, è sempre un’esperienza divertente.
Passi una giornata piacevole, prendi la pioggia (perché a ogni rock festival, a un certo punto, piove. Credo sia una di quelle regole non scritte del rock), bevi qualche birra e osservi gente rantolare nel fango.

Se poi tutto ciò avviene in un’altro continente, diventa sicuramente molto più divertente.
Il 2 agosto scorso a Parc Jean Drupeau (Île Sainte-Hélène, Montréal) è andata in scena la giornata finale dell’Osheaga Festival, annuale kermesse rockettara a cui partecipano tutti i principali gruppi canadesi, con qualche special guest proveniente dagli USA e dall’Europa. Quando siamo venuti a sapere che le date del nostro soggiorno in Canada sarebbero coincise anche con il Festival, non ci abbiamo pensato su due volte a prendere i biglietti… anche perché, il main event sarebbe di tutto rispetto: i Beastie Boys.
beastie-boysPurtroppo l’esibizione del gruppo newyorkese è stata annullata proprio pochi giorni prima del nostro arrivo a causa del ricovero in ospedale di uno dei membri della band, Adam “MCA” Yauch, il quale non se la sta passando affatto bene (per usare un eufemismo). La loro presenza all’evento è dunque definitivamente saltata, ma non la nostra. Ormai avevamo i biglieti e rivenderli non avrebbe avuto senso (anche se ci abbiamo provato, lo ammetto), inoltre era anche il nostro ultimo giorno in Canada: volevamo concludere alla grande la nostra esperienza oltreoceano e quel festival era assolutamente il luogo più adatto.
Armati di felpe con cappuccio e K-way d’emergenza, ci tuffiamo in quella gran cornice che è Parc Jean Drupeau. La gestione dei palchi non era proprio il massimo della vita, ma dopo un po’ si riusciva a capire come muoversi. Durante uno spostamento e l’altro, ci troviamo di fronte all’esibizione di un gruppo davvero niente male: i Cursive. Ci fanno passare una quarantina di minuti in allegria, gli hanno dato una posizione infelice ma ce la mettono davvero tutta per farsi valere. Noi apprezziamo il gesto e gli rendiamo il giusto omaggio.
Il resto della giornata scivola via piuttosto tranquillamente, la line-up messa su dagli organizzatori non è che accenda proprio l’entusiasmo della gente (anzi)… almeno finché non arrivano loro: quattro ragazzotti di Sheffield pronti a far vedere a tutti come si fa a infiammare un festival rock. Signore e signori, ecco a voi gli Arctic Monkeys.

Arctic MonkeysDoc e io già conoscevamo qualche pezzo della band, ma non avevamo minimamente idea che dal vivo potessero essere così incisivi. Già mezz’ora prima della loro esibizione, si materializza una folla compatta che fino a quel momento era sparpagliata ovunque all’interno del parco, iniziano a uscire fuori bandiere inglesi e l’euforia collettiva sale col passare dei minuti… una volta arrivati sul palco, iniziano immediatamente a fare sul serio. Matt Helders, il batterista, è un mostro. Jamie Cook (chitarra elettrica) e Nick O’Malley (basso) iniziano a tessere un tappeto fantastico in cui può scatenarsi il cantante, nonché secondo chitarrista: Alex Turner. Un’esibizione pazzesca, che da un senso a un festival altrimenti vuoto e probabilmente a tutta la nostra giornata… tanto per farvi capire di chi sto parlando, vi segnalo I Bet You Look Good on the Dancefloor, tratta dal loro primo album (che, per la cronaca, è entrato nel Guinnes dei Primati grazie al milione di copie vendute in appena otto giorni).  Davvero in gamba, meritano il successo che hanno e lasciano presagire anche margini di miglioramento. C’era bisogno di loro.

Una volta toccato il momento massimo del festival, pensiamo sia finita qui… e invece no. A sostituire i Beastie Boys (la cui ombra è stata comunque presente per tutta la giornata) arriva uno dei gruppi che al momento va (inspiegabilmente) per la maggiore negli States: gli Yeah Yeah Yeahs. Un’esibizione al limite del ridicolo che ci concediamo giusto per un paio di canzoni, per poi abbandonarli al loro destino.
La nostra giornata festivaliera si conclude qui, abbiamo ancora negli occhi (e nelle orecchie) la performance delle scimmie, siamo stanchi, affamati e totalmente fradici. Ma tutto sommato più che soddisfatti.
Si torna verso la realtà, verso quella strana metropolitana che ha sia le ruote che le rotaie e verso una cena finalmente a base di spaghetti (aglio, olio e peperoncino), gentilmente preparata dal Cicogna in versione cuoco. Dopo una settimana di hamburger e patatine, ce la meritiamo tutta.

PS: La Taverna desidera fare i migliori auguri di pronta guarigione ad Adam “MCA” Yauch: ti aspettiamo il più presto possibile di nuovo tra noi, grande. Per una birra, una canzone, una nuova storia da raccontare, per quello che ti pare. Siamo con te, non mollare.

Frammenti d’estate/1: All around the world

25 Agosto 2009

Ritorna anche quest’anno il diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Balordi a Montréal

Credetemi, tutto avrei pensato, fuorché di trovarmi dall’altro capo del mondo, quest’estate.
Ma partiamo dall’inizio, ovvero da quella fredda serata di gennaio in cui tutto è cominciato: era in programma una simpatica birretta con gli amici, un venerdì sera come tanti. Era un po’ che la banda non era al completo ed era l’occasione giusta per fare un po’ di baldoria, parlare di donne e di calcio… insomma, una serata delle nostre.

I primi ad arrivare al luogo dell’appuntamento siamo io e Doc. Lavora a Firenze, fa un lavoro serio, dunque non ci vediamo spesso. Mentre chiacchieriamo del più e del meno, tra una battuta e l’altra, Doc butta lì la frase che avrebbe cambiato il corso della serata e della sua vita: «Il mio capo mi ha consigliato di fare un’esperienza professionale all’estero… ho mandato la richiesta a un’università piuttosto importante e… mi sa che mi hanno preso» « Ma dai – ribatto io -, fico. Dov’è che devi andare? Londra? Parigi…?» Doc scuote la testa, si accende una sigaretta e lancia la bomba: «Vado a Montréal, in Canada. Mi trasferisco per un annetto o poco più».

Sette mesi e nove ore di volo dopo quella gelida serata, eccoci qua, nella terra delle alci e di Bryan Adams.
In rappresentanza del gruppo ci siamo io e Gau, che decidemmo di passare qui parte delle nostre vacanze estive il giorno stesso in cui Doc è volato via dall’Italia. Un po’ a sorpresa, troviamo anche il Cicogna (loro storico amico), arrivato un paio di giorni prima di noi… a questo punto, è chiaro che non sarà affatto una vacanza come le altre…
Per otto giorni abbiamo invaso la casa del nostro amico (che da un paio di mesi divide con la fidanzata, una santa donna che non solo l’ha seguito in capo al mondo, ma  si è dovuta pure sorbire i nostri deliri per più di una settimana…) e vissuto proprio come vivono loro, i canadesi.

Montréal è una delle città più interessanti che mi sia capitato di vedere finora. Riesce in maniera eccellente a gestire particolari tratti della cultura europea (soprattutto a livello linguistico e architettonico), con l’innegabile influenza degli Stati Uniti, che si trovano praticamente a un tiro di schioppo dal Québec.
Non avevo mai varcato l’oceano prima d’ora, pensavo che il primo viaggio in America sarebbe stato proprio negli States… e invece eccomi qua, alla scoperta di un mondo totalmente nuovo, inaspettato, diverso da come potevo immaginarmelo. La vita è senza dubbio meno caotica rispetto alla nostra e muoversi da una parte all’altra di Montréal non è affatto un problema grazie a una rete di mezzi pubblici che collega benissimo ogni zona della città.
Il paragone con Roma, almeno da questo punto di vista, è impietoso purtroppo.

Il cibo è buono ma pesante, la mia pseudo-dieta diventa un caro ricordo dopo mezz’ora in terra canadese. 
Le giornate scivolano via come niente fosse, vediamo talmente tanti posti che le giornate non riescono più a starci dietro e le risate sono le più fragorose da… boh, non mi ricordo nemmeno da quanto tempo non ci divertivamo così. Forse dall’anno scorso, da Barcellona. Il tempo passa, le situazioni  e i luoghi cambiano… ma noi restiamo sempre gli stessi. Il momento di ripartire arriva troppo presto e le foto di questa breve vacanza iniziano a stamparsi nella mente: ci siamo intrufolati nel grattacielo di una multinazionale per vedere Montréal dall’alto, abbiamo affittato delle biciclette con le quali abbiamo fatto il giro di un intero circuito di Formula 1, fatto una braciolata con altri italiani che vivono lì, osservato una famiglia di procioni attraversarci la strada mentre eravamo seduti su un marciapiede e partecipato a un festival rock.
Abbiamo persino trovato un negozio che vendeva la maglia di Totti. In Canada.

Ci siamo ritrovati dall’altra parte del mondo a dire le stesse identiche fregnacce che dicevamo a Roma e che diremmo in qualsiasi altro posto. A parlare, a discutere del futuro, dei Pet Shop Boys che andrebbero rivalutati, delle assurde situazioni in cui ci andiamo a cacciare, dei progetti che non porteremo mai a termine.

Ci siamo ritrovati a ridere ancora. Insieme, come sempre.
Quando saliamo sul taxi diretto all’aeroporto, diamo un’ultima occhiata al quartiere, alla casa che ci ha ospitato. Diamo un’ultima occhiata a tutto quanto, prima di salutare il nostro amico. Sta bene, è felice, ha la donna giusta al suo fianco. Mentre andiamo via però, dietro di loro vediamo una figura. Molto alta. Ride.

È il Cicogna, ci saluta pure lui.
Mah.

Grazie di tutto, Doc.
E daje. Daje tutti.

Birra, blues & Johnny Be Good

6 Dicembre 2008

Marty McFly - Johnny Be Good

Immaginate una di quelle zone di Roma in cui è più facile trovare delle pepite d’oro piuttosto che un parcheggio degno di questo nome. Ora, ammettendo che siate riusciti a trovarlo, immaginate di entrare nel locale che non ti aspetti, con gente che non ti aspetti.

La birra non è male, il posto è una gradita sorpresa e la gente seduta attorno a te è quella adatta per passare una di quelle serate senza senso che ti permettono di scrollarti via una settimana pesante. Su un piccolo palco, in fondo al locale, un gruppo formato da studenti universitari inizia un repertorio blues niente male.
La serata procede bene, si ride e si scherza. Tutto ok.

Ma il momento più alto è toccato senza dubbio quando il gruppo tira fuori dal cilindro una grande esibizione di Johnny Be Good. Una di quelle canzoni che non puoi non sapere ma chissà perché capita di sentire raramente.
Appena ascolto i primi accordi, mi viene subito in mente quel genio di Michael J. Fox che imbraccia la chitarra e infiamma il suo stesso passato, pronto a riscrivere non solo la sua storia, ma anche quella del cinema moderno con la straordinaria trilogia di Ritorno al futuro.
Probabilmente esagero, non lo so.

Ma come ha giustamente sottolineato Artemis «…con quel film ci siamo cresciuti…». 
Già, se ci penso bene è proprio così. E allora il brindisi è tutto per questo grande pezzo… di cinema, di musica, di tempo. Fate voi.

Nel frattempo alzate le casse e cliccate ”play”…

Recap

27 Ottobre 2008

Siamo qui
già le quattro e… siamo qui
finestrini socchiusi su strade indifese dai nostri pesanti pesanti HP
E così anche il sabato è andato così
si è bevuto ballato,
qualcuno ha imbarcato il più scemo le ha prese e ha una faccia così.
Ombre dure adatte all’ora l’autoradio intanto va…
Rythm and blues e pestiamo coi piedi di più
finché il polso cammina facciamo mattina tenendoci su coi
Sogni di rock’n'roll
Sogni di rock’n'roll
Sogni di rock’n'roll… e guai a chi ci sveglia… 

L’ultimo fine settimana lo voglio descrivere così.
Daje. Daje tutti.

Frammenti d’estate/3: Walkin’ on the sun

30 Agosto 2008

Piccolo diario estivo a puntate.
Per immortalare alcuni momenti che vale la pena ricordare… con una foto, certo.
Ma anche con un post.

Alfano, Doc & Lenny

Come probabilmente ricorderete, a inizio luglio ho partecipato a un addio al celibato un po’ particolare. Vuoi perché il festeggiato era Gau (ancora non riusciamo a credere che abbia un anello al dito), vuoi perché ci trovavamo in una delle migliori città europee in assoluto: Barcellona.

Un fine settimana non mi è bastato e così, convinti i miei due compari Doc & Lenny (che vedete raffigurati nella foto all’interno della macchina) eccoci tornati nel primo centro della Catalogna.
Una metropoli fantastica, che contiene in sé talmente tante anime, l’una così diversa dall’altra, che diventa quasi impossibile non trovare quella più affine alla propria personalità.

Una città in costante evoluzione, con lo sguardo rivolto al futuro e un cuore fiero ancorato a un passato indipendente che ogni catalano che si rispetti non mancherà di rivendicare con forza, se doveste farci una chiacchierata. Personalmente ve la consiglio, soprattutto in taxi nelle prime ore del mattino… tirano fuori il meglio.

Inciso:
Vi sconsiglio invece, per puro sentimento patriottico, di chiedergli cosa ne pensano dell’Italia. Ci rimanete male, sul serio. Almeno a me è successo questo.
Fine inciso.

Una gran bella vacanza, devo dire. Camminare apparentemente senza meta sulla rambla è un’esperienza da fare, soprattutto se rischi di finire in quartieri come Raval Barceloneta, così vicini come distanze eppure lontani anni luce nello stile. Enrambi sicuramente da visitare, anzi da vivere fino in fondo.
Se poi vi capiterà di passare per il Porto Olimpico, fate un salto a mangiare una delle migliori fritture di pesce del mondo…

Insomma, tutto perfetto, tutto bello?
No, chiaramente anche una città come Barça ha i suoi difetti, ci mancherebbe.
So solo che essendo in vacanza l’ho vissuta bene, divertendomi parecchio anche in queste camminate senza fine per seguire percorsi senza senso inventati da Doc e Lenny.

E poi il Camp Nou, le discoteche più assurde del mondo (che mentre sparavano musica tecnho facevano vedere su un maxischermo le gare dei tuffi delle olimpiadi), il bagno alle sei di mattina, il Maremagnum, il monumento di Colombo, la banchina e tre sigari cubani per festeggiare sia il compleanno di Lenny che il fatto di essere vivi.

Ma ora basta, è tempo di riporre costumi e teli da mare.
La Taverna riapre ufficialmente i battenti, gente.
Bentornati.

And the oscar goes to…

8 Luglio 2008

Ok, il nuovo racconto è finalmente pronto (mancano un po’ di limatura qua e la ma ci siamo) e ci sarebbero molte cosa da dire e commentare insieme.
Ma il viaggio a Barça è ancora nella testa. Difficile toglierselo dalla testa, nonostante due giorni pieni di lavoro e la routine di tutti i giorni… no, ma come fai?
Una città pazzesca, la banda al gran completo e un’ondata di risate, canti e cori (per il condannato a nozze) come non si vedeva da tempo.

A questo punto, rubo deliberatamente l’idea da Gau e posto i miei oscar del viaggio… perché è bene che ognuno si prenda le sue responsabilità…

Miglior costume:
senza dubbio Uther.
Prima ha sfoggiato una maglietta verde fosforescente (che, data la sua mole, lo faceva sembrare molto più una mela gigante di un essere umano), poi cambia le carte in tavola e ne sfoggia un’altra blu puffo. Un eroe monocromatico!

Miglior attore non protagonista:
Zio Jessie
vince a mani basse.
Appena arrivati, neanche scesi dall’aereo esclama una frase totalmente senza senso:
«Non so voi… ma io già percepisco un certo senso di modernità…»
Dando così l’idea che il tanto decantato sorpasso economico della Spagna ai nostri danni fosse palese.
Ora, sicuramente lo è, ma la frase perde ogni logica se la si dice guardando un albero…

Miglior colonna sonora:
Direi un ex aequo tra un coro da stadio (ovviamente della Roma, che per decenza non riporto) e uno inneggiante la Spagna campione d’Europa, (Campeones olè olè) cantato alle 4 del mattino insieme a una decina di sostenitori iberici trovati fuori da una discoteca. Senza senso.

Miglior scena di lotta:
Uther contro Cicogna
, reo di averci fatto camminare per 3 ore sotto il sole cocente per arrivare in cima a Parc Guell, quando c’erano almeno 12 strade più rapide per raggiungere la nostra meta. E il bello è che Cicogna aveva esordito con “La strada la so io, tranquilli…”

Ne sono successe talmente di cose in due giorni che potrei aprire un blog solo per quello… ma forse altre cose è meglio che restino lì, nella città che mangia a tutte le ore e dove tutti ridono sempre. Ma sì, perché no…

Adelante, amigos

6 Luglio 2008

Uno spot in tv dice che ci sono cose che non si possono comprare.
È vero. Non hanno scoperto niente di nuovo, ma ricordarselo ogni tanto fa bene.

Capita così che ti ritrovi a Barcellona, con persone che non hai mai fatto fatica a chiamare amici.
Uno di loro si sposa, l’evento andava festeggiato con un qualcosa di clamoroso… e così siamo partiti nel fine settimana, per un viaggio che difficilmente scorderemo, verso una delle migliori città d’Europa.

Nonostante i mille impegni, siamo riusciti a ritagliarci questo viaggio, del quale parliamo da almeno un paio d’anni e che per un motivo o per l’altro era sempre stato rimandato… ma stavolta no, eravamo tutti lì e in due giorni e mezzo siamo riusciti a condesare una vacanza di 15 giorni. Sono stravolto ma soddisfatto.

Era un viaggio che andava fatto. Adesso è stato il momento migliore per farlo.
Un piccolo anticipo di vacanze estive che mai come quest’anno sono tanto agognate… e soprattutto l’addio al celibato più incredibile al quale abbia mai partecipato.

Alla tua, Gau.

Avviso ai naviganti: la Taverna in settimana si rimette in moto, offrendo birra, noccioline e una storia nuova di zecca tra domani e dopo domani. Anche se gli impegni sono tanti e le giornate sempre più calde, venite a bervi qui qualcosa di fresco: male che va, ci saremo comunque fatti quattro chiacchiere.

Piccole notizie dalla Taverna

17 Marzo 2008

Allora, facciamo un attimo il punto della situazione, che qui i giorni passano e gli aggiornamenti latitano.

Come avrete notato, ultimamente sono un po’ meno presente del solito qui in Taverna, in quanto impegnato in alcuni progetti personali, che mi stanno portando a esplorare anche altri media che non siano necessariamenti fumettistici.
Ovviamente, sempre cercando di rimanere nell’ambito del giornalismo… ormai a scrivere ci ho preso gusto, dunque non mi pareva proprio il caso di smettere.

Via mail o msn, qualcuno mi ha chiesto come mai non posto più notizie politiche o che riguardino lo stato del Paese… la risposta è semplice: siamo in campagna elettorale e dunque non vorrei commentare quello che sta succedendo attualmente. Anche perché ho ben poca stima dell’attuale classe politica italiana, dunque finirei per criticare fin troppo il teatrino a cui stiamo assistendo nelle varie tribune televisive.

Nei prossimi giorni (forse già da stasera, vediamo), dovrei mettere un nuovo racconto – a proposito, il precedente è stato in assoluto il più cliccato del blog, con oltre 100 contatti… è bello sapere che qualcuno apprezza quello che scrivi, dunque grazie a tutti.

Ricominciano gli aggiornamenti, dunque tenetevi pronti a fare di nuovo un giro nella Taverna e bere qualcosa alla faccia di chi vi pare a voi…

PS: nella colonna qui a fianco, tra gli “Amici della Taverna”, trovate due nuovi link: Sindelar e Dottor Stranoweb. Il primo è un compare di bevute, risate e serate passate discutere su cose senza senso, mentre il secondo è un tizio col quale mi vanto di aver lavorato.
Dategli un’occhiata e poi tornate qui… la birra è bella fresca e aspetta solo che iniziate a sorseggiarla.

Il mio fine settimana

3 Marzo 2008

«Credo che c’ho un buco grosso dentro.
Ma anche che… il rock ‘n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici… beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono.»

Tutta mia la città

10 Dicembre 2007

Ma insomma, sabato?
E che te devo dì?
Ma come? Della serata, della pizza, di tutto quanto.
Eh… tutto quanto. Fai presto a parlà te. Comunque è stata una serata, divertente, come al solito. Anzi, devo dire che fino a che non siamo arrivati al Classico, dopo cena, è andata veramente alla grande.

La pizza era accompagnata da un ottimo vino e grandi risate, condite da lanci di sguardi da una parte all’altra del tavolo, tra commensali che dietro ogni parola ne nascondevano una ancora più grande, che però era meglio non dire, perché sennò sai che casino. E allora era meglio far intuire, buttarla in caciara e riprendere da dove ci eravamo lasciati tutti quanti sabato scorso, ovvero da una risata.

Perché alla fine è sempre quella che non manca mai, nonostante qualcuno si stia iniziando a porre domande che forse avrebbe dovuto porsi qualche mese (anno?) fa, qualcun altro tenti di non far caso a una a cui è praticamente impossibile non fare caso e qualcun altro ancora inizi a programmare un capodanno che comprenda come minimo 1000 persone, perché più si è e più ci si diverte.

La vita vera come al solito lascia il posto a situazioni che sono al limite dell’assurdo e anche chi in genere scherza poco, alla fine si lascia trasportare e ride con noi, gioca con noi. Alle volte canta anche con noi.

Vabbè, ma non è che mi stai dicendo molto di questa serata.
Ti sto dicendo tutto, invece. Perché il nostro sabato sera è in genere un’avventura che inizia con una pizza e finisce con una camminata poco sobria verso l’infinito e anche oltre. Può anche capitarti di ritrovarti, senza un vero motivo, all’interno di una Ka con un amico e due bionde da perdere la testa a cantare che è tutta mia la città.

E forse qualche volta è davvero tua la città.