Probabilmente non ringrazierò mai abbastanza il mio fraterno amico Marish per avermi fatto conoscere il mondo della musica indipendente. C’è talmente tanto materiale, che è praticamente impossibile stare dietro a tutto… dunque mi limiterò a segnalare una delle ultime band che abbiamo scoperto: i Suburban Kids with Biblical Names. Un simpatico gruppo svedese che ha tirato fuori questa canzone geniale…
Qui alla Taverna non potevamo fare altro che inserirla nel nostro virtuale juke box… alla vostra, gente!
«Scordatevi il bel gioco. Da oggi faremo un calcio pane e salame.»
Si era presentato così Claudio Ranieri, il giorno seguente le dimissioni di Spalletti da allenatore della Roma.
Una dichiarazione che non poteva certo accendere l’entusiasmo della piazza, anzi.
La separazione dal tecnico toscano non era stata digerita affatto bene dai tifosi, ma d’altra parte, come poteva essere altrimenti? Il capoccione ci aveva fatto vivere stagioni esaltanti e posizionato nell’elite del calcio europeo, andando a mostrare lampi di grande calcio ovunque si andasse. Sostituirlo non era affatto un’impresa semplice, neanche se ti chiami Claudio e sei nato a Testaccio.
Ranieri è stato accolto con estrema diffidenza a Roma, d’altra parte, visto il momento di depressione acuta in cui vessava la squadra della Capitale qualche mese fa, non poteva aspettarsi altro. Le prime dichiarazioni furono piuttosto chiare: basta fronzoli e passaggetti vari, qui bisogna tirare fuori il carattere. Pane e salame.
“Sarò un martello con i calciatori. Devono fare le cose fatte bene”
Ovunque è andato, Ranieri ha tirato fuori sempre il massimo dalla squadra che aveva. Doveva riuscirci pure qui, a casa sua, finalmente. Tra le mani aveva i resti di una squadra formidabile, costruita con pochi soldi e tanta fantasia. Avendo una filosofia di gioco diametralmente opposta rispetto a quella di Spalletti, probabilmente lui non l’avrebbe costruita così, ma così se l’è ritrovata. E allora va benissimo, si va avanti senza paura, la stessa che attanagliava questa squadra. Andava spazzata via, parlando e vincendo. Facendo la voce grossa, urlando, punendo e comandando. Come un generale del marines, come un martello.
Domenica scorsa si è concluso il girone d’andata di Ranieri: da Siena al Siena, ha rivoltato la Roma da cima a fondo, rivitalizzato giocatori che si pensava ormai fossero perduti ed esaltato le doti di altri ancora. Rischiando parecchio, ma assumendosi sempre tutte le responsabilità, senza mandarle mai a dire ma soprattutto, indivuduando subito quello che era il più grande limite della gestione Spalletti: la fragilità emotiva. Non era possibile perdersi totalmente dopo aver incassato un gol, eppure succedeva. Ha lavorato su questo Ranieri in questi primi mesi giallorossi, implacabilmente. Perché un risultato si può e si deve ribaltare, incassare un gol non segna la fine di una partita.
Non era semplice arrivare dopo Spalletti, ma lui aveva la calma dei forti.
E dopo un girone, stiamo là, in alto. In mezzo ai grandi. Se lo diventeremo, lo dirà solo il tempo, intanto godiamoci questa nuova Roma e ringraziamo anche lui. Claudio Martello.
Recensire questo film è davvero difficile.
È difficile perché siamo di fronte a un qualcosa che innalza decisamente lo standard dell’intera industria cinematografica mondiale.
Nei prossimi anni, Avatar sarà usato come pietra di paragone per tutti i film di fantascienza che verranno. Da qui in poi, nulla sarà più come prima, grazie a James Cameron. Ok, la sceneggiatura attinge a piene mani da film quali Balla coi Lupi, Braveheart e in generale dalla vera storia dei nativi americani. Dunque da questo punto di vista niente di nuovo… Però appassiona, tiene incollato lo spettatore allo schermo e la lunghezza del film (3 ore) non risulta pesante, anzi.
Parlare degli effetti speciali credo sia superfluo… in una parola: grandiosi. Nell’accezione più pura del termine. Se amate il cinema, andatelo a vedere quanto prima. Rigorosamente in 3D, ovviamente.
…e così, scherzando e ridendo, sono passati anche gli anni zero.
Ci lasciamo alle spalle il primo decennio del Terzo Millennio, quello che da piccoli credevamo fosse il futuro, ora appartiene ai nostri ricordi, alla memoria, alla storia.
Una delle tante canzoni del panorama indie italiano che mi ha fatto ascoltare l’amico Marish dice: “cosa racconteremo ai nostri figli di questi cazzo di anni zero?”
Francamente al momento non lo so. Probabilmente racconteremo dell’eccitazione per l’arrivo del 2000, dell’11 settembre 2001, dell’euro, della crisi, di Berlusconi, del primo presidente nero degli Stati Uniti. Potremmo raccontare la morte di George Best e di Michael Jackson, della Roma che vince lo scudetto con Totti, Montella e Batistuta. Oppure di Cannavaro che alza la Coppa del Mondo al cielo di Berlino, che non è mai stato così azzurro, o ancora della Juve in serie B.
Mah. Ce ne sarebbero di cose da raccontare. Belle e brutte.
Ma la cosa migliore è che da domani abbiamo l’opportunità di scrivere nuove pagine di futuro.
Che in men che non si dica, diventeranno i nostri nuovi ricordi.
«Only a handful of people have tapped the full power of music to tell the American story.
One of those people is Bruce Springsteen… I’m the President, but he’s the Boss…» - Barack Obama
Piove e fa freddo. È una di quelle giornate in cui la notte arriva prima. Una di quelle giornate in cui l’Italia s’interroga su sé stessa dopo l’ennesimo episodio insensato scaturito dalla mente di un tizio qualunque in una giornata qualunque. E così, mentre nel resto del Paese si urla, si litiga, si dicono cose e se ne suppongono altre… qui alla Taverna scegliamo di farci da parte.
Chiudiamo la porta, perché il vento del nord è sempre più gelido e diamo una botta al juke box. Proprio come faceva Fonzie.
La canzone che ne esce fuori è questa qui. In assoluto una delle migliori mai scritte da Springsteen.
Ci mettiamo comodi e stappiamo una birra, mentre fuori infuria la tempesta. Di pioggia e di parole.
Buon inizio settimana e… daje. Daje tutti.
Confesso di non averlo mai votato, eppure ho sempre rispettato Romano Prodi.
Sempre piuttosto calmo, pacato, concreto sia nelle risposte che nei fatti. Ho sempre avuto la convinzione che si sia contorniato quasi sempre da persone sbagliate, che passavano dalle sue parti più per convenienza personale che per reale condivisione di idee. Subito pronti a rigirarsi contro di lui al minimo scricchiolio di poltrone. Così è stato anche in occasione del suo ultimo Governo, fatto prima crollare da quelli che definiva alleati e poi messo in un ripostiglio da coloro che considerava compagni di partito. È vero, era tempo di voltare pagina e iniziare - seriamente – un ricambio generazionale che avesse senso… ma liberarsi di lui in questo modo non è stata affatto una manovra intelligente, a mio avviso. La sua esperienza forse avrebbe fatto comodo a un Partito Democratico che non riesce a trovare una sua fisionomia, una sua idea precisa se non quella dell’anti-berlusconismo.
Eppure lui è rimasto calmo, mantenendo sempre i toni pacati, incassando sconfitte e tradimenti. Sorridendo a tutto, come se le cose gli scivolassero sopra. Ha accettato il pensionamento senza urla e senza fondare nuovi, patetici soggetti politici: la sua carriera politica in Italia è finita. L’aveva detto e (almeno per il momento) sta mantenendo fede a questa promessa. Per lui ora si sono aperte le porte di una nuova professione : quella di opinionista alla televisione cinese.
Incredibile, vero? Eppure è così. Romano Prodi parlerà di politica alla TV di Stato cinese, dov’è spesso gradito ospite e conferenziere. Firma autografi, è considerato una sorta di idolo europeo ed è apprezzato soprattutto per la sua preparazione, oltre che – ovviamente – per la sua autorevolezza. Prodi ha, sostanzialmente, fatto quello che molti suoi colleghi politici promettono di fare e che puntualmente nessuno fa: è andato all’estero.
Veltroni, per esempio, aveva promesso che una volta conclusa la sua esperienza come Sindaco di Roma, sarebbe tornato in Africa per occuparsi di chi ha realmente bisogno… eppure lo abbiamo visto prima coinvolto nella fallimentare avventura del PD, poi ha scritto romanzi, partecipato a trasmissioni televisive ed eventi mondani. Non è più Sindaco di Roma, eppure non ha più parlato del continente nero.
Prodi in Africa c’è stato più volte e per conto dell’ONU presiede una missione di peacekeeping.
Nessun proclama, nessuna pubblicità, nessuna ospitata in Rai o Mediaset. Ha preso ed è partito.
La stessa cosa ha fatto ora con la Cina, Paese in cui ormai è di casa: ha preparato i suoi interventi ed è partito nuovamente. Forse non servirà a niente, ma intanto è lì che tenta di spiegare l’Europa a una popolazione che spesso e volentieri dimentica il significato della parola democrazia.
Sempre calmo, pacato, sorridente.
Alla faccia di tutti quelli che pensano di poter fare a meno di lui e che ora non sanno più dove sbattere la testa.
Questa è la mia taverna, benvenuti.
Qui si servono piatti prelibati e roba da bere a volontà... il tutto mischiato a una serie di racconti di vita, spezzoni di storie vissute da me o da chi mi sta intorno.
Il mondo visto da qui, da una taverna, dove si fanno chiacchiere di sport, fumetti, musica, film e donne.
Delle cose che più ci piacciono, insomma...