Hey, Teacher, leave those kids alone!

9 Novembre 2009 di Andrea Alfano

caduta muro di berlino

…all in all you’re just another brick in the wall.

Berlino, 9 novebre 1989.
Vent’anni fa, oggi, si faceva la storia. Si abbatteva l’odio, si riuniva un popolo, una Nazione.
Il mondo, dopo quel giorno, cambiò veramente: la riunificazione della Germania, la crisi del comunismo, la fine della Guerra fredda… partì tutto da lì. Da quel 9 novembre 1989, giorno in cui cadde il muro di Berlino.

Un evento incredibile, che la Taverna vuole ricordare anche attraverso la canzone simbolo di quel periodo:


Per non dimenticare.
Oggi siamo tutti berlinesi.

Bastardi senza gloria

19 Ottobre 2009 di Andrea Alfano

inglorious basterds

Ogni volta che Tarantino si mette dietro alla macchina da presa, è un buon segno.
Un buon segno per chi ama il cinema, per chi ha voglia di evadere totalmente dalla realtà e godersi un gran bel film. Uno di quelli che poi racconti agli amici, che consigli, che appena puoi riguardi con piacere.

Inglorious Basterds
è la pellicola che Quentin ha sempre sognato di fare: quella in cui è il cinema stesso a cambiare il corso degli eventi. Ha scelto dunque una delle pagine più buie della storia, la Seconda Guerra Mondiale… ma non per fare il solito film di guerra. Non sarebbe stato da lui, troppo facile. Ci ha voluto stupire ancora una volta, divertendosi a elaborare una sceneggiatura pazzesca, con meno azione di quanta ci si possa aspettare, ma con una potenza inaudita nei dialoghi. Saranno quelli a colpire più delle armi, più di ogni cosa.
Tarantino ha poi immaginato quali attori potessero interpretare quei personaggi, li ha chiamati e glieli ha letteralmente ”cuciti” sopra. Vedendo il film, avrete l’impressione che nessun altro, se non le persone che sono state chiamate, avrebbe potuto interpretare quei ruoli.

Un gruppo di ebrei americani pronti a tutto pur di mettere fine alla guerra… ma soprattutto farla pagare ai nazisti. A guidarli, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) che s’ispira alla filosofia degli Apache, rubando lo scalpo dei suoi nemici e marchiandoli con una svastica incisa sulla fronte. I suoi uomini sono Bastardi e non hanno paura di niente, figuriamoci di morire.
Chi invece la morte l’ha conosciuta in tenera età è Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), che da bambina vide il massacro di tutta la sua famiglia ad opera del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). Miracolosamente lei sfugge alla morte e riesce a rifuggiarsi a Parigi, luogo in cui assumerà una nuova identità e dove, crescendo, diventerà proprietaria di un piccolo cinema. Sarà proprio lì che cambierà la storia.

Tarantino c’è riuscito un’altra volta. Ha realizzato un film unico nel suo genere, in cui ci rende partecipi di tutta la sua passione per il cinema, coinvolgendoci in una storia incredibile, da vedere.
Le due ore e quaranta minuti passeranno con la rapidità di un proiettile e quando arriverà il momento dei titoli di coda… beh, difficilmente vi alzerete immediatamente dal vostro posto.
Un applauso particolare, inoltre, la Taverna lo riserva all’intero cast: un livello di recitazione altissimo, impossibile non notarlo.

Una piccola annotazione sul titolo: è un omaggio che il regista ha voluto fare a un film italiano del 1977 (Quel maledetto treno blindato, di Enzo G. Castellari) che negli USA uscì proprio con il titolo Inglorious Bastards. Tarantino, per una questione di diritti, ha chiamato la sua opera Inglorious Basterds, sostituendo la “a” con la “e”. Castellari compare anche in alcune sequenze nel ruolo di un generale nazista.

Ce l’hai fatta ancora.
Alla tua, Quentin.

Academy Awards

11 Ottobre 2009 di Andrea Alfano

Barack Obama

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al Presidente americano Barack Obama non può che lasciare di stucco. Con questo riconoscimento, è stato probabilmente toccato uno dei momenti più bassi nella storia di questa prestigiosa onoreficenza, in cui si vedono premiate più le parole (tante) che i fatti (pochi).
Potremmo definirla una fantastica vittoria del marketing, della carismatica oratoria di un abile politico… ma certamente non della pace.

Probabilmente alla commissione preposta ad assegnare quello che dovrebbe essere l’encomio supremo a una persona, sono sfuggite alcune cose. Ma non fa niente, noi le cose ce le appuntiamo tutte e quando serve siamo lieti di riportarle. Dal suo insediamento sono passati nove mesi. In questo lasso di tempo, Obama ha ritirato i soldati dall’Iraq (la “guerra sbagliata”) per dirottarli in Afghanistan (la “guerra giusta”), luogo in cui nell’ultimo anno ha raddoppiato le truppe impiegate nel conflitto, passando da 32.000 a 68.000 soldati americani, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 100.000 unità.  Sempre l’Afghanistan è protagonista di bombardamenti quotidiani da parte degli Stati Uniti, che continuano a fare strage di civili. Attenzione, non stiamo parlando dell’amministrazione Bush, sia chiaro.

Dal giorno dell’insediamento, inoltre, Obama ha ordinato 70 raid missilistici contro il Pakistan. Attualmente i conflitti nel mondo che vedono impiegate le forse militari statunitensi sono tanti, in alcuni casi troppi. Ovviamente si può essere d’accordo o meno con determinate decisioni di politica estera ed è chiaro che se si continuano determinati conflitti dei motivi ci saranno pure… ma per cortesia, almeno non prendiamoci in giro.

Il Premio Nobel per la Pace, dato a Obama non ha veramente senso, almeno in questo momento. È un insulto a chi ogni giorno, da anni, lavora seriamente per la pace e la diplomazia. Magari rischiando anche la vita. Seppur riconoscendo al Presidente degli Stati Uniti importanti meriti in altri campi, come nel caso della ricerca sulle cellule staminali o la proposta di riforma della sanità in America, non possiamo proprio dire che abbia lavorato per la pace finora, anzi. Magari lo farà in futuro, ovviamente lo speriamo tutti.

Francamente non so cosa sia frullato nella testa della commissione, di certo questo Nobel non semplificherà affatto la vita politica di Obama da ora in poi, anzi. Le già enormi aspettative che il mondo riponeva in lui si sono improvvisamente centuplicate, ora ogni minimo passo falso sarà passato ancor di più ai raggi X. Ora più che mai, gli occhi del mondo sono rivolti verso di lui, in attesa di una sua mossa.
E non di un altro discorso.

Mancavano solo loro…

4 Ottobre 2009 di Andrea Alfano

A-Team, cast originale

«Nel 1972 gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam vennero ingiustamente condannati da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team

Non è certo un mistero che negli ultimi anni Hollywood abbia attinto a piene mani dal passato. Un po’ per cavalcare quell’effetto-nostalgia che si crea nel pubblico che è cresciuto proprio con quei personaggi (e che ora è diventato adulto), un po’ per semplice mancanza di nuove idee. Bisogna ammettere che alcune volte sono anche riusciti a compiere operazioni di tutto rispetto (vedi l’ottimo remake di Miami Vice diretto da Michal Mann), mentre in altri casi non è andata esattamente nel migliore dei modi. Per usare un eufemismo.
Ma Hollywood non si da per vinta ed è pronta a sfornare per il grande schermo nientemeno che la nuova versione dell’A-Team, ovviamente riveduta e corretta per i nostri giorni. Trattandosi di una serie culto (attualmente trasmessa su Fox Retro, canale 121 di Sky) alla quale molti di noi sono affezionati, ci auguriamo di non restare delusi…

Ecco la prima foto ufficiale:

Il nuovo Cast di A-Team

Il nuovo cast comprende Liam Neeson, Bradley Cooper, Sharlto Copely e Quinton Rampage Jackson.

Cliccando qui troverete altre info e immagini inerenti questa pellicola.
Che ne pensate?
Per quel che mi riguarda, ho solo una cosa da dire: Adoro i piani ben riusciti…

Bentornati, ragazzi.

Nevermind 18th anniversary

29 Settembre 2009 di Andrea Alfano

nevermind

Prima o poi un post sui Nirvana andava fatto. Perché non si tratta solo di una band che ha segnato indelebilmente la storia della musica contemporanea, ma anche e soprattutto di un gruppo che ha segnato almeno un paio di generazioni. Erano sporchi, brutti e cattivi. La rappresentazione stessa di tutto quello che i tuoi gentitori non vorrebbero mai che tu diventassi… ma non potevi fare a meno di ascoltarli. Erano la rivoluzione che mancava, la scossa nella monotonia.

Nevermind è stato questo, per me.
Avevo 16 anni, era un’estate molto calda ed ero in viaggio con i miei. Durante una sosta all’Autogrill, mi capitò in mano questo disco, ne avevo già sentito parlare, decisi di acquistarlo. 
Prima mi colpì più forte di un pugno, poi mi fece rialzare solo per stendermi di nuovo. Ogni canzone rompeva gli schemi della musica che avevo ascoltato fino a quel momento, ogni urlo di Kurt Cobain tirava fuori nuove sensazioni. Sostanzialmente diverse rispetto a tutto il resto. Si trattatava di sensazioni amare, dure.
Al basso c’era Krist Novoselic, mentre alla batteria c’era quel mostro di Dave Grohl, appena arrivato nella band.

nirvanaMa soprattutto c’era lei. La canzone che ha lanciato i Nirvana direttamente nella storia della musica, diventando il simbolo degli anni ‘90, vero e proprio manifesto alla voglia di non adattarsi mai alle regole e a tutto il resto. Per questo pezzo Cobain riprese una frase che la sua ex fidanzata Toby Vail gli aveva scritto sul muro di casa: Kurt odora di Teen Spirit (nota marca di deodorante per adolescenti, molto in voga in quegli anni negli USA). Sostanzialmente la ragazza voleva dire che Kurt si comportava esattamente come ragazzino e non come un adulto. Cobain invece interpretò quella frase in tutt’altra maniera: pensava fosse addirittura un complimento, ovvero che volesse sottolineare come lui non fosse schiavo degli schemi convenzionali degli adulti ma odorava ancora di spirito adolescenziale… Solo un paio d’anni dopo capì a cosa si riferiva la sua ex. Ma ringraziando il cielo, ormai il pezzo era stato scritto e consegnato alla storia.
Smells Like Teen Spirit colpì il mondo della musica come un fulmine a ciel sereno e da allora, nulla fu più come prima.

nirvana-baby-grown-up-picturePochi giorni fa, questo strepitoso disco ha compiuto 18 anni. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora… Kurt ci ha lasciato nel più classico stile rock, Dave ha fondato un’altra band e noi siamo tutti più cresciuti. Compreso Spencer Elden (il bambino che compare nella copertina di Nevermind), che proprio in occasione del diciottesimo anniversario dell’album ha deciso di farsi nuovamente un tuffo in quella famosa piscina. Magari per farci vedere che il tempo è passato anche per lui, che a 4 mesi di vita era già un’icona del grunge, anche se inconsapevolmente. 

Adesso caricate questo disco da qualche parte, alzate il volume e lasciatevi andare… la birra, ovviamente la offriamo noi.

Tanti auguri, Nevermind.
E daje. Daje tutti.

Il vecchio e il nuovo

19 Settembre 2009 di Andrea Alfano

Pugno di Bush in guanto di Obama
di Christian Rocca – 17 settembre 2009

Barack Obama

Sì, la retorica è cambiata. Certo, i toni sono diversi. E, inoltre, la voce vellutata del nuovo presidente suscita emozioni forti e speranze di cambiamento sconosciute prima d’ora. Ma, riconosciuto tutto questo, che non è poco, la politica di sicurezza nazionale di Barack Obama è identica a quella elaborata da George W. Bush dopo l’11 settembre 2001. Non lo dice solo Osama bin Laden, o chi per lui, ma ogni singolo atto ufficiale della Casa Bianca al netto delle parole suadenti di super O. e del pensiero unico del giornalista collettivo. Obama è abilissimo a dipingersi come il leader che cancella il bushismo e capace di proporre politiche di netta cesura col passato, una per una poi plasticamente disattese. La Casa Bianca non parla più di guerra al terrorismo e non fa esplicito riferimento al jihadismo islamico. Ma oltre alle parole, ci sono i fatti. Negli ultimi due giorni, Obama ha compiuto due passi ufficiali che hanno spinto i più attenti paladini dei diritti civili e un paio di testate giornalistiche il cui obamismo è assoluto e militante, come la New York Review of Books e il magazine Slate, a decretare che sui temi della sicurezza nazionale non c’è alcuna differenza tra il presidente numero 43 e il numero 44.
Obama ha chiesto al Congresso di estendere tre dei punti più controversi del famigerato Patriot Act varato all’indomani dell’11 settembre e diventato nella mitologia progressista mondiale, grazie anche al film di Michael Moore, l’emblema della barbarie del diritto commessa da Bush. Ancora più clamorosa è la presa di posizione contro la decisione di un giudice federale, peraltro nominato da Bush, che qualche mese fa aveva esteso l’habeas corpus, cioè il diritto a essere sottoposti a un processo, anche ai prigionieri di Bagram, la base militare in Afghanistan che da anni svolge la funzione negata a Guantanamo dai riflettori dell’opinione pubblica mondiale. La Casa Bianca si è opposta alla decisione della Corte, spiegando dottamente che i detenuti di Bagram, a causa del loro status di nemici combattenti, non hanno alcun diritto di appellarsi a un giudice federale. “Sounds familiar”, dicono gli americani. Tanto più che il carcere di Guantanamo è ancora aperto e quello di Bagram più attivo che mai. I detenuti continueranno a essere processati dai tribunali militari speciali o non riceveranno alcuna garanzia giuridica. Dall’Iraq non s’è ritirato nessuno, e quando i soldati se ne andranno lo faranno secondo un calendario deciso da Bush e dal governo iracheno. In Afghanistan c’è già stata una prima escalation militare e a giorni se ne annuncia un’altra. Obama, inoltre, ha esteso il fronte della guerra al terrorismo ad altri paesi, bombardando 38 volte il territorio pachistano, provocando centinaia e centinaia di vittime, e una volta quello somalo. Alla stagione del dialogo con l’Iran – il vero punto di svolta rispetto al primo Bush, non all’ultimo – non crede più nessuno né dentro l’Amministrazione né tra i suoi sostenitori (per ultimi il New York Times e Joe Klein di Time).

Davvero complimenti a Rocca. Se seguite questo blog da qualche tempo, saprete che difficilmente riporto articoli apparsi in altre sedi… ma in questo caso, non mi sono potuto esimere, gli spunti di riflessione sono davvero molti.
Alla tua, Christian.

Kabul, 17 settembre 2009

18 Settembre 2009 di Andrea Alfano

Soldati italiani caduti a Kabul

Caporal maggiore Matteo Mureddu 
Tenente Antonio Fortunato 
Primo caporal maggiore Davide Ricchiuto
Primo caporal maggiore Domenico Pistonami
Sergente maggiore Roberto Valente
Caporale maggiore scelto Massimo Randino

Ciao, ragazzi. 

Luci e ombre

17 Settembre 2009 di Andrea Alfano

 silvio-berlusconi-vespa
Quello che è successo a L’Aquila lo scorso 6 aprile, ci ha sconvolto tutti.
Ognuno di noi, chi più, chi meno, si è sentito colpito, come italiano, per il disastro che stava avvenendo in Abruzzo. Le dimostrazioni di solidarietà da parte della popolazione sono state incredibili, in pochissimi giorni migliaia di volontari erano lì, in mezzo ai ragazzi della Protezione Civile a scavare tra le macerie, per soccorrere e portare aiuti.

Una mobilitazione incredibile, che ha coinvolto l’intero Paese. Sono stati organizzati concerti, raccolte di fondi, maratone televisive… tutto pur di portare un po’ di sollievo a una terra colpita così duramente. Una mobilitazione che da italiani non può che farci onore.

Persino il tanto contestato Presidente del Consiglio, in merito a questa vicenda si è sempre mostrato più che sensibile: visite mensili a L’Aquila e a Onna, una presenza costante al fianco di Bertolaso, il trasloco del G8 proprio nel capoluogo abruzzese… insomma, persino LUI sembrava essersi rimboccato seriamente le maniche affinché i riflettori non si spegnessero mai su questa tormentata regione, almeno finché la maggioranza delle persone non avesse d nuovo, finalmente un tetto stabile sopra la testa. Bisogna inoltre rendere merito alla macchina organizzativa messa in piedi proprio dal Cav, che finora è stata di un’efficenza rara: le prime case antisismiche sono state consegnate a tempo di record e a pare che a breve ne seguiranno anche altre.

Tutto bello, tutto a posto?
Non proprio. Perché se effettivamente i rflettori hanno proiettato un’intensa luce su questa vicenda, è necessario fare i conti anche con le ombre che quest’ultima inevitabilmente genera. La sensazione che tutta quest’operazione sia stata un enorme spot elettorale è forte, c’è poco da fare. Nonostante i passi avanti nella ricostruzione che sono stati fatti negli ultimi mesi, risulta quasi palese quanto al Premier piaccia recitare il ruolo dell’eroe, del Cavaliere che arriva e salva la città in pericolo. Eppure va bene, dai, uno è disposto anche ad accettare che lui si pavoneggi con i suoi amici del G8 purché in definitiva queste case si facciano. Purché l’Abruzzo riparta, seriamente. Il mio pensiero su questa vicenda, almeno fino all’altra sera era stato questo, grossomodo.

Finché due sere fa non è andata in onda la famosa puntata di Porta a Porta di cui si è parlato tanto nei giorni scorsi (cercando così di creare un notevole hipe intorno all’evento, quasi si trattasse della finale di Champions). Per via della presunta soppressione degli altri programmi, della questione legata alla libertà di stampa e di tutto il resto.
Ebbene, quella sera, a mio modo di vedere, è stato passato veramente il confine.
Tra decenza e volgarità.
Quella che doveva essere una giornata storica, la consegna delle prime case ai terremotati, è stata fatta diventare una sorta di show del sabato sera. La spettacolarizzazione forzata di un evento che avrebbe meritato più rispetto, soprattutto per le migliaia di famiglie che dovranno aspettare ancora mesi per avere una casa, è stata davvero di cattivo gusto. Sarebbe bastata una breve conferenza stampa da parte del Premier, con il simbolico gesto della consegna delle chiavi alla prima famiglia. Stop. Applausi. Invece, come al solito, Berlusconi si è fatto prendere dall’ingordigia.

Ha preteso la prima serata di Rai Uno, ha chiesto che gli venisse cucita addosso una trasmissione che lo portasse in trionfo, probabilmente convinto che tutte le polemiche dei giorni passati venissero spazzate via con un colpo solo… il piano perfetto, insomma. Ma qualcosa non ha funzionato, per una volta la tv stessa gli si è rivoltata contro. Non mi riferisco agli ascolti deludenti, ma alla figura patetica che ha fatto davanti a tutto il Paese. È inciampato su sé stesso, tanta era la voglia di farsi notare, sembrava quasi un bambino che mostrava un disegno alla madre ripetendo all’infinito “questo l’ho fatto io!”.
Neanche la Rai ne esce bene, dimostrando ancora volta di essere sempre e comunque al servizio del Governo di turno. La televisione di Stato queste cose le ha sempre fatte, non scordiamocelo. Ho tuttavia apprezzato la sottile ironia di Rai Tre, che indispettita dallo slittamento di Ballarò ha proposto il film La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler in contemporanea con Porta a Porta. Conoscendo il retaggio della terza rete, non credo sia stata una programmazione casuale…

E mentre escono i dati d’ascolto, che certificano la pessima performance di Porta a Porta, l’opposizione gongola. Dichiarazioni quasi di festa, il nemico è sconfitto, è battuto, gli italiani hanno aperto gli occhi. Proclami altisonanti sempre riguardanti la libertà di stampa, secondo loro oppressa da LUI, facendo così nascere nuove polemiche, nuove storie, su cui costruire ospitate televisive in cui si parla del nulla, magari urlandolo anche. 
Come bambini che litigano nel cortile dell’asilo.
Solo che al posto dei giocattoli c’è di mezzo un Paese, che ormai è sempre più allo sbando.

In attesa della nuova puntata, per stasera lo show è finito.
Le luci si spengono e il buio ritorna.
Sull’Abruzzo, sull’Italia.

11/9

11 Settembre 2009 di Andrea Alfano

9-11

We will never forget.

Nuovo look

9 Settembre 2009 di Andrea Alfano

birra

Come ormai vuole la tradizione, la vostra Taverna preferita si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione lavorativa con una nuova impostazione grafica.  Nessun cambio radicale, è chiaro… solo ci piaceva l’idea di dare una sistemata qua e la, spolverare negli angoli più bui e soprattutto piazzare un’insegna tutta nuova.

Lo stile è quello inconfondibile della Taverna, ovviamente… e  mi fa piacere vedere che anche stavolta è stato fatto davvero un buon lavoro. A mio parere, la miglior grafica da quando il blog ha aperto i battenti… davvero niente male. Mi piace.

Ringrazio pubblicamente MarcoWar per le nuove soluzioni grafiche.
Ti devo una birra, compare.